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Dieci anni dopo... Stampa E-mail

Nives Carrera, prima vincitrice del Premio Ava nell'ormai lontano anno 2000 con un originalissimo racconto dal titolo "Autobiografia retroattiva (per la prematura nonché tragica scomparsa) di una casalinga e della sua migliore amica" che potete leggere qui sul sito. Image

Nata il 18 giugno 1981 a Cuneo, quando partecipò al concorso abitava in frazione Ara di Grignasco ed era studentessa dell'Ipsia "G. Magni" di Borgosesia...

E oggi, Nives, anno 2010, chi sei e che cosa fai?        

Sono una mezza donna: dico mezza non solo per l'altezza... mezza perché ho una figlia splendida che si chiama Viola, di quasi tre anni, e capita che non mi sento all'altezza del ruolo... comunque mi piace definirmi mezza. Mezza donna, mezza mamma, mezza adolescente che non vuole cambiare... e si rifiuta di entrare pienamente in quel complesso meccanismo chiamato: mondo dei grandi.

Ricordo che il giorno della premiazione ci raccontasti che ti stavi dedicando, o avevi intenzione di farlo, a un'esperienza di agricoltura o allevamento... com'è andata?

... non so che cosa vi raccontai quel giorno, ma posso immaginare di avervi detto qualcosa di simile... in realtà il mio sogno era girare il mondo... come un cane randagio... che non cerca padroni... libero...

Hai continuato a scrivere? E ti piace ancora scrivere?

Ho continuato in forma personale dando sfogo a mille pensieri. Mio padre di me dice che sono grafomane: ho un armadio in solaio pieno di diari, poesie, appunti di pensieri in viaggio... stanno là, come a ricordarmi che, in questo mondo, ciò che ho fatto è successo veramente! Ma ora che Viola è nata la concretezza della vita si è fatta piu' vivace, non dandomi più il tempo per poter scrivere!

Hai partecipato ad altri concorsi?

No. Con l'amaro in bocca, posso solo dire di aver perso tanto tempo dietro a una maschera di svogliatezza. In compenso la vita mi ha regalato una marea di esperienze diverse.

Sei riuscita a pubblicare qualche tua opera?

No. Ma prima o poi apro l'armadio... e riprendo in mano ciò che ho scritto. E magari continuo i racconti lasciati a metà.

Quali sono stati i momenti più importanti della tua vita finora?

Sono tanti, non basta un libro... e a raccontarne qualcuno mi sembra di sminuire gli altri. Ogni secondo è stato importante e decisivo.

Ricordi ancora quali motivazioni ti spinsero a partecipare al Premio Ava?

Sì: volevo giocare... volevo perdere tempo in classe... e trovai un complice! Era il professore di sostegno di una mia compagna, mi vien da ridere a pensarci: ci ha messo l'anima, lui scriveva ciò che io gli dettavo, e nel farlo cercava sempre di smorzare eventuali cattiverie. L'idea suggerita dal racconto è di questa casalinga che con i suoi limiti possiede comunque un briciolo di dignità. Io invece il personaggio lo volevo distruggere. Ma nel complesso credo che i freni siano stati un successo...

Che cosa provasti quando ti dissero che avevi vinto?

Non ho capito subito, e comunque pensai di aver vinto perché eravamo state in poche a partecipare.

Che cosa ha significato per te vincere quel premio?

Avevo bisogno di quei soldi...

E infine, una piccola curiosità: come hai speso quel milione di lire?

Quei soldi mi sono serviti a viaggiare... il mio sogno, come un cane randagio... Senza collare. Senza padroni.

 
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