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Roberta Botta, la studentessa vercellese vincitrice del Premio Ava 2009, si è guadagnata un altro premio: un viaggio a Strasburgo, dal 19 al 22 ottobre, con visita al Parlamento europeo e incontro con i deputati. Scopo del viaggio premio è scrivere una mozione - tutti insieme gli studenti che parteciperanno - e inviarla tramite il parlamento ai capi di Stato europei. Nell’ambito del XXIII concorso scolastico europeo, il tema: “Europa, meditazione sulla dignità umana” poteva essere sviluppato anche con una presentazione al pc o un disegno. La scelta di Roberta è stata ovviamente quella di usare la forma letteraria nella quale ha già avuto così buoni risultati e, anzi, ci ha spiegato che il suo elaborato sul razzismo è una storia vera. Roberta frequenta l’ultimo anno, la V D Iter, dell’ITCG Cavour di Vercelli.  Abbiamo il piacere di proporvi qui il suo racconto. Mi piange il cuore “Bip bip, bip bip” il cellulare vibra nelle tasche dei jeans di Francesca, le è arrivato un SMS. Lo legge. “Mi piange il cuore”. Francesca guarda il cellulare con aria stupita e rimane imbambolata rileggendo per tre o quattro volte quel breve testo, poi si decide e risponde: “Cos'è successo cucciolo? Perché sei triste?” Invio. Dopo pochi secondi ecco che una nuova busta appare sullo schermo del telefonino: “Non hai sentito quello che hanno fatto ai miei fratelli a Rosarno? Metti Studio Aperto!”. Francesca cambia canale e ascolta il TG su Italia1 e sente la nuova tragedia: ancora una volta italiani e immigrati gli uni contro gli altri. I primi stanchi di aver paura e i secondi stanchi di essere sfruttati e di vivere in condizioni misere. Secondo Francesca la colpa non è di nessuna delle due parti ma, gli artefici del misfatto sono due Autorità: la prima riconosciuta legalmente, lo Stato e l'altra conosciuta e basta: la 'ndrangheta. Francesca cerca di spiegare la situazione a Willy, il suo cucciolo, prova a fargli capire che gli italiani non odiano gli extracomunitari, quello della gente di Rè stato un atto di ribellione per avere giustizia e forse per far sì che anche la moltitudine di clandestini africani possa avere delle condizioni di vita più dignitose. Purtroppo però è stata usata la violenza e questa, anche se porta visibilità, non porta mai qualcosa di buono. Willy continua con un SMS in francese, lui è della Costa d'Avorio e tiene molto alla sua lingua ma non per questo non ha imparato l'italiano, anzi, ha chiesto a Francesca di correggerlo quando scrive e ogni giorno impara parole nuove. Nel messaggio scrive: Mon publique aime le football, Mon publique aime danser hip hop, Mon publique aime écouter la musique Rap, Mon publique aime étre avec les amis, Mon publique aime aimer... Ma pétite i miei fratelli fuggono dalla guerra: non la fanno, Jamais! Francesca ringrazia ogni giorno di essere andata in Francia quell'estate, quell'esperienza le ha aperto gli occhi, fino all'anno prima si proclamava orgogliosamente razzista, ma grazie a quella settimana a Parigi, a stretto contatto con una società da prendere ad esempio, aveva capito non solo che una convivenza pacifica è possibile ma che tutte le culture, seppur differenti, sono unite dallo stesso concetto di amore e fratellanza. Ed ecco che Francesca si ritrovava a cambiare radicalmente il suo pensiero. Certo i pregiudizi all'inizio rimangono, ma basta saperli superare e non aggirarli solamente, e tra ragazzi questo è più semplice perchè basta avere un interesse in comune: la musica, la danza, un punto di vista... Hitler riconosceva l'esistenza delle razze e identificava la sua, quella ariana, come quella superiore a tutte le altre. È palese ripetere che le razze non esistono e che facciamo parte tutti di un unica razza, quella umana che, come dice lo scrittore Ryzard Kapùscinski, è nata paradossalmente in quel continente che è stato sempre ritenuto il più debole: l'Africa. Noi veniamo da lì, se lì sono deboli, lo siamo tutti inevitabilmente... Willy ha 17 anni ed è in Italia da tre, i suoi genitori, lasciandolo dai nonni, vennero qui dodici anni prima per “sondare” il terreno e trovare lavoro. Willy è il primo di quattro figli e ha vissuto la guerra, ma non lo dice, forse non vuole essere commiserato o forse gli fa semplicemente male ricordare quel periodo. Quando Francesca gli chiede di parlargli della sua terra e delle sue origini a lui brillano gli occhi e incomincia a raccontare per poi ogni tanto fermarsi, forse geloso dei suoi ricordi. A lui non da fastidio se lo chiami “negro”, lui ride e commisera chi è razzista perchè non capisce il bisogno di sentirsi superiore a qualcun'altro e non comprende perchè i “bianchi” sprechino così il loro tempo. Verrebbe da dire che parla così perché ha avuto la fortuna di trovarsi bene in Italia e non è mai stato vittima di discriminazioni, ma sbagliereste. Più volte i vicini di casa di Willy hanno mandato polizia e carabinieri a casa sua; persino a Capodanno, con la scusa che “facevano troppo rumore!”. Willy era fidanzato, i genitori di lei, avvisati da vicini impiccioni, le hanno imposto di lasciarlo, e così è stato. Francesca mentre scopriva queste cose rimaneva esterrefatta e Willy dal canto suo soffriva in silenzio ma rideva, rideva perchè tanto non avrebbe potuto fare nient'altro. Lei si stupiva di quanta bontà avesse nell'animo il suo migliore amico, ed è cosi che nel frattempo Francesca si innamorava di un “negro”, chi l'avrebbe mai detto? Non si può fare di tutta l'erba un fascio, non tutti gli extracomunitari sono delinquenti. I tanti TG e gli altrettanti direttori televisivi e di quotidiani che esortano alla buona convivenza, dovrebbero incominciare a cambiare i titoli di cronaca. Se ci si fa caso non si dice: “ragazzo stupra e uccide ragazza” ma si specifica che è stato un “ragazzo marocchino a seviziare e uccidere una giovane italiana” facendo notizia e aumentando l'astio tra le due parti. Lo Stato da parte sua dovrebbe attuare i principi espressi nelle tante Carte dei diritti ratificate e nella stessa Costituzione Italiana che garantiscono la dignità umana non solo dei cittadini europei ma di tutte le persone all'interno dell'Unione (Carta dei diritti fondamentali). Dovrebbe far sì che gli immigrati non debbano cedere ai reclutamenti della malavita organizzata per poter vivere, sempre che si possa definire vita quella che facevano i clandestini nei capannoni di Rosarno fino pochi mesi fa e di cui adesso non si parla più. Roberta Botta
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