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Bianca Cianfano Stampa E-mail

Mille, milioni di onde

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Premio Soroptimist Valsesia

Nella foto a fianco Bianca con l'avv. Lucetta Patriarca

presidente del Soroptimist Club Valsesia

Nella foto sotto con l'avv. Patriarca e la famiglia Varvello

Per leggere le motivazioni

della giuria clicca qui

Mille, milioni di onde. Infinite onde che si infrangono contro gli scogli appuntiti. E la spuma. Soffice e candida spuma, che stanca accarezza la sabbia dorata. Questo ricordo. I miei pensieri che rincorrevano mille, milioni di onde. E si perdevano nell’infinito abisso del mare.

Quando ero piccola, mia madre mi portava ogni giorno in spiaggia. Abitavamo in una villetta, senza pretese, una di quelle che ti danno l’idea di appartenere a qualcosa. Un rifugio isolato, lontano dal mondo, con quello steccato in legno, tinto di blu, che si confondeva con il cielo e il colore del mare. ImageMi ero sempre chiesta dove mai andassero a finire, le onde. O dove incominciassero. Forse non c’è un principio, né una fine, in certe cose. Forse è giusto che siano così e basta. Per questo le troviamo bellissime. Erano, per me, la rappresentazione massima dell’infinito. Di qualcosa di eterno. E mi perdevo inseguendole con lo sguardo, cercando di rapirne due o tre, da portarmi negli occhi fino alla sera. Con quel luccichio leggero del sole pallido, che, placidamente, si specchiava in loro.

Le onde. Mi piaceva immaginare la mia vita come un immenso deserto di onde. Un piccolo punto, sparso nell’infinito. Ero stata troppo lontana da casa mia. Troppe cose che mi avevano tenuta distante da quel rifugio. Accarezzai dolcemente la sabbia calda con le mani. La osservai, cercando di esaminare ogni singolo granello. Sorrisi. E guardai il mare. Ho sempre voluto essere riva, per poter essere accarezzata dal placido avanzare delle onde. Essere riva, per lasciare che la vita mi passasse delicatamente addosso, piegandomi a ogni colpo, senza spezzarmi mai. Le onde non erano cambiate. Erano rimaste sempre le stesse. Il sole lentamente scendeva, colorando di rosa il cielo e la cima biancastra dei flutti.

Poi voltai lo sguardo verso destra. La mia piccola casetta in legno, ormai poteva essere paragonata a una vecchia catapecchia cadente. Avevo provato a fuggire. Avevo provato a dimenticare. Ma i ricordi sono l’unica cosa che non ci abbandona mai, che resta indelebile nella nostra mente, come una cicatrice, che ci tiene presente, giorno dopo giorno, il peso dei nostri errori. O degli errori degli altri. Guardai, rabbuiandomi, quella staccionata, quel tetto cadente.

Troppi ricordi. Troppe le volte in cui mio padre abusava di me. Dolorosamente, tornai a guardare il mare e mi tolsi i sandali insabbiati, lasciando che la brezza marina mi carezzasse il corpo. Iniziai ad avanzare lentamente verso la riva, con una strana euforia che mi teneva lo stomaco in subbuglio.

Lui che mi picchiava. Lui chi mi baciava. Lui, che nonostante tutto, aveva ancora il coraggio di farsi chiamare padre. E le onde che si rincorrevano. Mi chiamavano. E lentamente mi sfioravano i piedi.  Le onde. Uniche testimoni del male che mi era stato fatto e forse le uniche in grado di cancellarlo da me. Piano, delicatamente, iniziai ad avanzare nel mare. La mia pelle sembrava rimescolarsi con l’acqua, diventare tutt’uno con essa. Rabbrividire a ogni suo bacio freddo e bagnato.

Lui che mi spogliava. Lui che mi mormorava di fare silenzio. Lui, che mi strappava l’anima attimo dopo attimo. E le onde che incalzavano. Mi schiaffeggiavano le spalle e parte dei capelli.

Arriva un momento in cui il peso della nostra vita diventa insostenibile e si cerca una via di fuga. Arriva sempre il momento in cui il male ci raggiunge e sbrana il nostro futuro, riducendo a brandelli i sogni di un domani migliore. E un antico dolore, un dolore del passato, spinge per riaprire una porta ormai chiusa. Pensavo a questo, mentre ormai il mare mi bagnava le labbra, il naso e poi la fronte, lasciando che le mie lacrime si rimescolassero con l’acqua fresca e pulita.

Lì dov’era iniziato tutto, io volevo finire. Lì, nel silenzio del mare, che cancella ogni peccato, ogni sbaglio, volevo restare. E io potevo finalmente trovare il mio giorno perfetto.

E in mille, milioni di onde, lasciar vagare per sempre ciò che restava della mia anima. 

 

 
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