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Ilaria Xausa Stampa E-mail

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Un meraviglioso mondo nascosto

Premio Ava 2012, 600 euro

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Nelle immagini Ilaria - che ha terminato gli studi ed è ora all'Università - con Aldamaria, Alberta e Attilio Varvello e con il preside dell'Itc B. Caimi di Varallo Sesia, Mauro Agarla, il professore di italiano Alberto Ghidoni e la studentessa Deborah Tosi, concorrente dello stesso istituto

Motivazione della giuria: “Cinque edizioni, un intero ciclo di studi... e fra le studentesse che hanno seguito il nostro concorso, migliorando sempre più di anno in anno, Ilaria è la ragazza che era partita forse con minor passione, quasi “giocando”, pur se evidenziandosi sempre bene, fino a vincere il Soroptimist Valsesia nel 2011. Tanto più quindi la sua crescita, non solo letteraria ma anche di maturità e creatività, ci riempie di gioia. E le auguriamo un meraviglioso futuro in un mondo che speriamo diventerà, anche grazie a lei, perfetto come quello del suo racconto!”  

Image Ilaria era turbata: il lavoro, che aveva svolto per la scuola sul sistema tributario italiano e sull’evasione fiscale, l’aveva fatta riflettere. Anche in quel momento la sua testa era piena di domande: le sembrava di sentire persino il rumore dei suoi pensieri, mentre camminava spedita per smaltire i chili in eccesso, prima che arrivassero le vacanze estive e i pomeriggi in piscina. Aveva appena oltrepassato la chiesa della piccola frazione, quando si sentì chiamare dal parroco, che la conosceva da quando era bambina e che stava uscendo proprio allora dalla canonica. “Ehi, signorina! Non si saluta più?” Contrariata dalla sosta, che era costretta a fare interrompendo il ritmo sostenuto della marcia, la ragazza si fermò, celando il disappunto dietro a un furbesco sorriso. “Buongiorno, don Enrico. Mi scusi, ma non l’avevo vista!” “Come va la scuola?” “Bene, grazie. Sono un po’ preoccupata per l’esame” “Andrà tutto bene, stai tranquilla”. All’improvviso i pensieri, che la ragazza macinava poco prima nel segreto della sua mente si concretizzarono, esplodendo in un fiume di parole e facendo prendere alla conversazione, inizialmente formale, tutt’altra direzione. “Ma le pare possibile, don Enrico, che nella nostra società ci siano tante cose che non funzionano? Perché non si rispettano le regole? Se tutti i cittadini pagassero le tasse, chiedessero lo scontrino o la ricevuta fiscale, assolvessero ai loro doveri invece di accampare sempre e solo diritti e di avere pretese, non vivremmo meglio? Eppure sembra che il successo consista solo nel prevaricare gli altri… Sembra che molti usino la loro intelligenza solo per imbrogliare il prossimo”. Il vecchio parroco sorrise. Poi con un tono tra il faceto e il misterioso rispose: “Se capiti dalle parti di Fenera, entra nel casale abbandonato, che c’è all’ingresso del parco naturale. Potresti trovare qualcosa che ti piacerà”. Poi, guardando l’orologio, aggiunse: “Scusa, ma devo celebrare la messa tra poco”. Con queste parole la lasciò in fretta, senza permetterle di chiedere altro. “Chissà che cosa avrà voluto dirmi” pensò Ilaria tra sé. “Se andassi a vedere?“ Era una ragazza vivace e curiosa, e quelle sibilline parole stuzzicarono il suo interesse. Già si dirigeva verso la frazione. Oltrepassò le case, si inerpicò nello stretto sentiero tra i boschi e raggiunse il cascinale, in parte diroccato, adibito a stalla delle pecore. Scavalcò la rete di recinzione e si trovò in mezzo agli animali, che tranquilli brucavano l’erba, sotto il sole ormai al tramonto. Il cielo era terso, e l’orizzonte, acceso da un’intensa luce arancione, creava un’atmosfera magica. Si fermò un istante a osservare il panorama: la natura offriva uno spettacolo meraviglioso, che ogni volta la incantava. Si avvicinò cauta alla porta, la aprì; il cigolio sinistro dei cardini le creò una certa inquietudine. Ma la sua esitazione fu di breve durata, perché qualcosa di caldo e morbido la stava sospingendo all’interno: era il muso umido di  un tenerissimo agnellino, che l’aveva seguita e che la guidò verso l’angolo più buio della grande e unica stanza. Quando i suoi occhi si abituarono all’oscurità, vide un secondo ingresso, sulla cui arcata campeggiava la scritta “Cogliete ogni speranza o voi che entrate”. Incuriosita, oltrepassò la soglia e si trovò davanti a un ascensore. “Ma che cosa ci fa qui un ascensore? Neanche fosse un palazzo! Vuoi vedere che lo usano le pecore?”. Disse, sghignazzando, ma quasi avessero compreso, gli ovini la circondarono, belando. L’ironia, che aveva ostentato per allentare la tensione, svanì d’incanto. Spaventata, spinse il bottone. La porta dell’ascensore si aprì. Una volta all’interno, vide con sorpresa una strana tastiera con un unico pulsante, che permetteva solo la discesa. Incuriosita, lo premette e, quando le ante si aprirono, si trovò in un paese sconosciuto, scoprendo al suo fianco l’agnellino, che, a suo modo, aveva dato inizio a quella strana avventura. “Ma dove mi hai portato? C’è un mondo qua sotto?” disse, rivolgendosi al piccolo animale, che la guardava con occhi languidi. “Che stupida! Adesso parlo con gli animali!” Ma, quasi avesse compreso, l’agnellino le leccò una mano. “Su, dai, andiamo. Chissà che cosa troveremo?” Insieme si inoltrarono lungo uno stretto viottolo, che sbucò in una grande strada, perfettamente asfaltata, senza buchi e con le righe della carreggiata ben visibili. In lontananza si vedeva la cima di un campanile, che in quel momento battè dieci rintocchi. C’era molto traffico, ma gli automobilisti procedevano senza fretta, rispettando il codice della strada: nessuno improvvisava manovre azzardate, nessuno suonava il claxon impazientemente, nessuno imprecava o faceva gestacci; tutti davano la precedenza ai pedoni sulle strisce, tutti si fermavano all’arancione dei semafori, tutti rispettavano il limite di velocità e non c’era neppure un’auto in doppia fila. Iniziò a piovere a dirotto. La ragazza si strinse nelle spalle. “Non sarà un po’ d’acqua a fermarci!” disse al piccolo compagno d’avventura. Inaspettatamente un’auto si arrestò al suo fianco. Il guidatore abbassò il finestrino e le allungò un ombrello, dicendole: “Tenga, signorina. Così non si bagna”. “La ringrazio, è davvero gentile” balbettò Ilaria, stupita dalla cortesia dello sconosciuto; l’uomo le sorrise e ripartì. Solo quando la macchina fu a qualche metro di distanza, Ilaria realizzò che sul tettuccio aveva due pannelli solari, che ne permettevano il funzionamento. “Che strano! Di solito i veicoli sfrecciano, bagnandoti da cima a piedi!” disse all’agnellino. L’insegna di un bar campeggiava a pochi metri. “Quasi quasi mi prendo qualcosa di caldo. Tu aspettami qui” ed entrò nel locale. Stava consumando lentamente la bevanda, quando la sua attenzione fu attratta dalla televisione, che trasmetteva un tg. La giornalista era in collegamento col Parlamento: i deputati degli schieramenti politici erano tutti presenti in aula – ma non erano così tanti com’era abituata a vedere! – attenti e concordi sul progetto di una nuova legge. “Dobbiamo ridurre le tasse ai cittadini ” diceva uno di loro. “Poiché è urgente stanziare dei fondi per i paesi interessati dal terremoto, che ha colpito la regione a est del nostro paese nei giorni scorsi, proporrei di stanziare il nostro stipendio alle popolazioni, finchè tutto verrà ricostruito” affermava un altro, trovando unanime consenso. Ilaria era sbalordita. Appoggiò sul bancone la tazza ormai vuota e gli spiccioli della consumazione. Stava uscendo dal locale, quando il gestore la fermò. “Signorina, dimentica il suo scontrino. Mi raccomando, lo conservi con cura almeno fino a quando sarà a qualche metro dall’esercizio. Buongiorno e grazie”. “Buongiorno, grazie a lei” riuscì a rispondere Ilaria. “Ma dove sono finita? Che mondo è mai questo?” chiese all’agnellino, mentre, spaesata, si guardava intorno. Aveva finito di piovere e un timido sole faceva capolino tra le nuvole. La temperatura era piacevole e un vento leggero le allontanava dal viso le lunghe ciocche bionde. Continuando a camminare, giunsero nei pressi di una scuola. “Istituto Tecnico Commerciale Caimi” diceva la scritta sopra l’ingresso.  Nel preciso istante, in cui si trovò davanti all’edificio, suonò la campanella. Dando un’occhiata all’orologio Ilaria si disse: “E’ finito l’intervallo”. Tutti gli studenti erano felici di riprendere le lezioni e, impazienti, si spingevano per rientrare nelle aule. “Tu rimani qui. Voglio proprio vedere che cosa succede dentro“ e la ragazza si accodò. Percorse un lungo corridoio, perfettamente pulito e in ordine. In una bacheca c’erano esposti gli elenchi con i voti del primo bimestre: erano quasi tutti dieci! Ilaria scorse in un angolo un ragazzino, che piangeva a dirotto; a giudicare dai lineamenti del viso, che aveva appena un accenno di barba, e dalla corporatura, esile e ancora informe, doveva avere quattordici o quindici anni e quindi doveva frequentare la prima. Sicuramente aveva trascorso l’intervallo da solo, in disparte, seduto a terra, abbracciando le ginocchia. “Che cos’hai?“ gli chiese la ragazza. Lo studentino sussultò: “Ho preso nove in Scienze Motorie. Mi sono rovinato la media!” Allungandogli una carezza sui capelli, Ilaria gli porse la mano e, aiutandolo a rialzarsi,  disse: ”Hai il pentamestre per… rimediare”. In risposta ebbe un debole sorriso. Insieme si indirizzarono verso le aule. L’alunno sparì nella prima A e Ilaria invece si infilò nella porta, che portava scritto “V Igea”. Nessuno sembrò accorgersi della sua presenza. Prese posto in un banco vuoto. Tutti gli alunni sedevano compostamente al loro posto. Soltanto uno si rosicchiava nervosamente le unghie. Quando l’insegnante entrò, i ragazzi si alzarono in piedi, salutando educatamente, poi, in perfetto silenzio e con molta attenzione si apprestarono a seguire la lezione, facendo domande e interloquendo con ordine e produttivamente con la docente. Poco prima che l’ora finisse, un alunno chiese la parola, alzando la mano. Avuto il permesso di parlare, disse: “Prof., vorremmo fare un compito in classe. Potrebbe fissarcelo?” Ilaria era scioccata; pensava ai suoi compagni, ai continui tentativi di dilazionare i tempi delle verifiche; ai messaggi ricevuti e inviati di continuo durante le lezioni, agli auricolari, che diventavano per alcuni protesi delle orecchie  e non si capacitava che potessero esistere studenti così. “Ahia!” l’esclamazione polarizzò l’attenzione di tutti. Il ragazzo, che prima si mangiava le unghie, adesso si succhiava a intervalli regolari il pollice, da cui fuoriusciva una gocciolina di sangue. “Che cosa è successo, Solari?” domandò sollecita la professoressa, mentre gli si avvicinava. Le bastò uno sguardo per comprendere l’accaduto. “Quando la smetterai con quest’abitudine infantile?” Mentre parlava, aprì la porta dell’aula e chiamò la collaboratrice scolastica, che di corsa si avviò verso l’ufficio del dirigente. Quest’ultimo, interrompendo una telefonata urgente, si precipitò nell’aula e volle accompagnare di persona Solari al Pronto Soccorso dell’ospedale. Qui si recò anche Ilaria, che vide la saletta vuota. Nell’aria aleggiava un forte odore di disinfettante. Quattro medici si interessarono immediatamente del ragazzo, lo medicarono, diagnosticando “un innalzamento epidermico”. La ragazza non potè fare a meno di ricordare il lungo e interminabile pomeriggio di attesa nel corridoio del Pronto Soccorso della sua città, quando a sei anni era stata morsicata da un cane. Uscita all’aperto, respirò a pieni polmoni e riprese a camminare lungo le vie di quello strano mondo. All’improvviso si accorse che l’agnellino l’aveva raggiunta. “E tu come hai fatto ad arrivare fino qui?” L’animale emise un tenero belato, come se nuovamente avesse perfettamente compreso le parole di Ilaria. “Va beh, va! Ho capito! Qui non ci si deve stupire di nulla. È tutto così meravigliosamente perfetto. Andiamo?” E ripresero a camminare, l’uno vicino all’altra, in perfetta sintonia di movimenti. Si trovarono davanti alla stazione, dove, perfettamente in orario, era arrivato un treno. Alcuni dei passeggeri si diressero alla vicina fermata dell’autobus, che, puntuale come un orologio, comparve  dopo pochi minuti. “Proprio come accade a me nel mondo di sopra! Vado per prendere il treno e scopro che è stato soppresso e che devo farmi di corsa un chilometro per salire sul bus, sempre che ci sia! Eh, ma probabilmente lo fanno per farci stare in forma! Sai?“ disse rivolta all’agnellino. “Quando capitano quelle mattine in pochi minuti ripasso tutto il turpiloqui, che conosco! (e meno male che non c’è la mamma che mi sente, se no… apriti cielo! È capacissima di sequestrarmi il cellulare e di nascondermelo nel freezer, mettendomelo fuori uso)”. L’agnellino sembrò assumere un’espressione divertita. Ilaria se ne accorse. “Che cos’è? Mi prendi in giro? Dai, andiamo che è meglio!” Ilaria realizzò che tutti i mezzi, sia pubblici, sia privati, erano elettrici. L’aria infatti, nonostante il traffico era sana, anzi si sentiva il profumo amarognolo del biancospino, le cui siepi fiancheggiavano tutta la via, Ogni cosa la sorprendeva: era tutto così diverso! Videro due locali, uno a fianco dell’altro, dove il cartello “CHIUSO” occupava un quarto della vetrina; le insegne dicevano rispettivamente  “UFFICIO DI COLLOCAMENTO” e “AGENCY FOR THE EMPLOYEE” “Come chiuso? Allora anche qui c’è qualcosa che non va” disse, rivolta all’agnellino, che la seguiva passo passo. La ragazza era perplessa; una voce alle sue spalle la fece sobbalzare, dando una risposta ai suoi dubbi. ”Qui non esiste il problema dell’impiego. Tutti abbiamo voglia di lavorare e tutti lavoriamo. E abbiamo revocato le agenzie”. “Ma quando il lavoro manca?“ chiese incuriosita la ragazza. La donna la guardò scandalizzata. “Ma qui non manca mai! Se qualcuno non è portato per un’attività, prova con un’altra, senza problemi”. “Ma non attraversate anche voi la crisi, che ha colpito il mondo intero?” “No, qui non c’è alcuna crisi: tutti i giovani trovano subito un impiego, i pensionati hanno un reddito dignitoso e, se qualcuno è in difficoltà, tutti concorriamo ad aiutarlo. Ah, e poi qui non esistono cellulari, che schiavizzino gli utenti, rendendoli reperibili in ogni momento del giorno o della notte”. Ilaria era esterrefatta, ma le sorprese non erano finite. Passò davanti al comando di polizia e, attraverso il vetro della finestra, vide gli agenti, allegri e scherzosi, impegnati in una partita a carte. “4 e 3... 7. Scopa!” “No! Col 7 di quadri! Ti sei preso il 7 bello!” “Ma le carte sono mie! Guarda il mio mazzo! È evidente!” “Invece di pattugliare, giocate?” chiese Ilaria, affacciandosi alla porta dell’ufficio. “Ma oggi non ci sono manifestazioni, né cortei… non è giorno di mercato e quindi non dobbiamo aiutare a trovare il parcheggio… abbiamo terminato il servizio di aiuto agli invalidi” le rispose un graduato, probabilmente il maresciallo, squadrandola sorpreso. “Ma non ci sono pattugliamenti per il controllo dei limiti di velocità? Non c’è nessuno che commette infrazioni?” “Che vuol dire infrangere la legge? Qui tutti rispettano le regole. Ma non è che per caso lei viene dal mondo di sopra?” “Sì, certo, arrivo dal mondo di sopra” “Ah, ecco. Allora ho capito tutto” concluse perentorio l’uomo e riprese a giocare. “5 e 4… 9. Scopa!”

Ilaria si voltò per allontanarsi, quando si trovò faccia a faccia con don Enrico. Lo guardò allibita. “E lei che cosa ci fa qui?” “Io predico anche qui e ti assicuro che è molto più semplice. Nessuno commette atti di violenza, nessuno ruba al prossimo, i ragazzi rispettano i genitori e osservano la parola di Dio. Ti ho seguita e osservata da quando sei arrivata. Hai visto come funziona un vero mondo? Avevi ragione prima, quando dicevi che tutti nel loro piccolo possono costruire un futuro migliore; passo dopo passo, insieme, senza mai arrendersi, senza mai scoraggiarsi… Tante gocce formano l’oceano. Fai tesoro di quello, che hai visto. Non avere paura né vergogna di sostenere quello, in cui credi; agisci con determinazione, onestà e umiltà per aver successo nella vita e per dare il tuo contributo a cambiare le cose, che non vanno. Vieni, adesso torniamo di sopra”. Il parroco, la ragazza e l’agnellino si diressero verso il luogo, in cui c’era un ascensore, che poteva solo salire.

Mentre tornava alla sua quotidiana realtà, Ilaria si sentiva cresciuta, arricchita e pronta ad affrontare, tappa dopo tappa, l’avventura della vita.

 
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