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Nicole Ianieri Stampa E-mail

 

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Una storia semplice semplice

Premio Soroptimist, 300 euro


 

Motivazione della giuria: “Una buona scrittura, pur con qualche svista nella punteggiatura, per un tema sempre caro alle nostre concorrenti, ma proprio per questo non facile da sviluppare in modo narrativamente valido. Avrebbe rischiato di essere una storia come tante, invece il finale a sorpresa è un tocco rivitalizzante che mostra capacità creativa e ci spinge a un sorriso.”

 

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La Presidente del Soroptimist Valsesia Marina Filippa Gritti consegna il Premio a Nicole Ianieri


 

La sera era calda e silenziosa, due ragazzi se ne stavano seduti ad una tavolo, a dividerli c’erano qualche

drink e un sacco di parole e storie mai dette.

Lui pallido, occhi neri, capelli ancora più neri, magro ma tutto sommato carino, lei minuta, occhi piccoli,

capelli castani, piuttosto anonima.

Non si guardavano, sembravano due perfetti sconosciuti che si ritrovano seduti per sbaglio ad uno stesso

tavolo; nessuno conosce l’altro, sono lì come per uno strano caso.

Loro invece si conoscevano, erano stati amici e poi qualcosa di più anche se, forse, non se ne erano

nemmeno accorti.

L’uno sapeva tutto e niente dell’altra però quella sera, quell’irreale silenzio che avvolgeva la città,

sussurrava loro qualcosa. Sussurrava di non andare via, di bere un altro drink, di lasciare uscire dalle loro

labbra tutte quelle parole e quelle storie che si portavano dentro da una vita.

Lui alzò piano lo sguardo velato di tristezza verso il cielo stellato, incespicò un attimo sulle parole come se

non parlasse da tanto, troppo, tempo. Una volta trovate, scivolarono fuori dalla sua bocca come munite di

vita propria. Volarono a raccontare una storia che nessuno aveva mai sentito per intero: la sua storia.

 

Era dicembre, il 23 dicembre 2011, quando aveva baciato per la prima volta una ragazza. Erano andati a

ballare insieme e poi si erano ritrovati a parlare piano, era stato un attimo, nulla di romantico; se non fosse

stato il suo primo bacio probabilmente non lo avrebbe nemmeno ricordato.

Stettero insieme per qualche settimana, poco anche solo per tentare di conoscersi. Lei lo aveva mollato

così, di punto in bianco, senza un perché, lasciandolo solo. Aveva provato a frequentare un'altra ragazza,

ma non era stata la stessa cosa, così quando lei era tornata lui l’aveva ripresa felice di poter stare ancora

insieme, entusiasta di quelle due parole che gli aveva detto: “ti amo”.

Le diede tutto: fiducia, amore, felicità, tutto quello che era in grado di donarle, ma questo a lei non bastò.

Se ne andò con un ragazzo più bello, più popolare, ma se avesse saputo che quel ragazzo non sapeva amare

forse non se ne sarebbe andata. Dopo qualche tempo tornò di nuovo, era stata abbandonata nello stesso modo

in cui lei aveva abbandonato quel ragazzo troppo buono o, forse, troppo stupido.

Erano di nuovo insieme, sembrava che nulla li avrebbe più divisi e lui, dolce e innamorato come non mai,

la corteggiava con le rose più belle, con i baci più dolci, con le parole più delicate; le settimane passavano

veloci, momenti che erano però destinati a non ripetersi più.

A dividerli fu una calda sera d’estate. Lui stava tornando a casa quando vide due ragazzi baciarsi; non

sembrava esserci nulla di strano, stava per proseguire per la sua strada quando un particolare attrasse la

sua attenzione, un piccolo luccichio sul collo di lei, un luccichio che purtroppo conosceva bene.

Vide il mondo sgretolarsi davanti hai suoi occhi, cadere a pezzi come i vetri di uno specchio che mostra la

dura verità senza la possibilità di renderla meno amara.

Corse, corse come un forsennato e, mente saliva sulle scale di casa, le prime lacrime si fecero sentire

scivolando veloci sul suo viso. Nei suoi occhi era impressa solo quella scena, nelle sue orecchie risuonavano

i tristi versi di qualche vecchia canzone, nel suo petto il cuore si stava piano piano gelando.

Cercò in tutti i modi di reprimere e nascondere i suoi sentimenti e, nei momenti di solitudine, quando il

cuore e la testa facevano troppo male per sopportarlo, trovava sollievo nelle lame affilate di qualche

coltello, un taglio veloce, una lacrima rossa che lasciava una sottile scia, una scarica di adrenalina e

quell’ormai dolce dolore erano la sua personale via di fuga.

A fermarlo fu un amico, una persona che non si aspettava. Lo prese per mano e con estrema calma e

dolcezza riuscì ad alleviare il dolore distraendolo con la sua travolgente allegria. Si susseguirono così

giorni non più bui ma monotoni, lasciava che la vita gli scivolasse addosso senza provare a fermarla

né a domarla, subiva il corso che il destino aveva scelto per lui.

Fu proprio il destino a fargli incontrare due piccoli occhi castani che guardavano il mondo con diffidenza e

sorpresa, alla disperata ricerca di qualcosa che non sapevano cos’era.

La studiò per un po’, quella ragazza piccola e anonima, qualcosa in lei lo attirava, non sapeva esattamente

cosa, forse il suo essere in qualche modo strana o, magari, il suo essere impacciata, o forse semplicemente

gli faceva compassione; iniziò ad avvicinarlesi, la corteggiò, riuscì ad averla per sé come la “sua” ragazza.

Certo non era la stessa cosa che era stata con la prima, nulla di così forte, caldo e dolce. Era tutto diverso:

forse non era nemmeno vero amore, o forse era proprio questo il vero amore.

 

Questo raccontò alla ragazza seduta vicino a lui, le rivelò tutti i suoi dubbi, tutti i suoi ripensamenti, tutti i

segreti, tutto ciò che non aveva mai avuto il coraggio di dirle prima. Lei silenziosa come sempre non fece

una piega, non disse nulla, qualunque fosse stata la sua scelta lei l’avrebbe accettata senza ribattere.

Lui la guardò negli occhi in un modo che non aveva mai fatto prima, con una dolcezza e una luce strana e,

tirando fuori da una tasca una scatolina, inclinò la testa mentre la sua calda voce sussurrava qualcosa -

Eppure tu sei qui al mio fianco e non so proprio immaginare una altra persona lì… Mi sposi?-

La sera era calda e silenziosa, due vecchi se ne stavano seduti ad un tavolo, a dividerli c’era solo qualche

drink e un dolce silenzio.

Lui pallido, occhi neri, capelli grigi, magro, ma tutto sommato ancora carino, lei minuta occhi piccoli, capelli

bianchi, ancora piuttosto anonima.

Si guardavano e davanti allo stesso tavolo di cinquant’anni prima lui alzò lo sguardo colmo di felicità, non si

erano ancora detti tutto in questi cinquant’anni, ma poco importava visto che aveva appena scoperto che

quello che lo aveva attratto e continuava ad attrarlo di lei era il semplice fatto che l’amava e quella sera

sancirono per l’ennesima volta la loro unione senza nessuna pretesa che quella di stare ancora insieme.

 

 

 
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