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Martina Russo Stampa E-mail

 

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Guarda, il sole

Premio Studio Sella e Barberis  

150 euro

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I figli della "signora Ava" Alberta e Attilio Varvello,
con l'attestato di Martina Russo


 

Motivazione della giuria: Alcune scene ben studiate evidenziano l'ottima resa dei dialoghi e le impressionanti forze della natura: il finale, che avrebbe meritato maggiore  spazio introspettivo, si risolve con una bella nota di poesia e di ottimismo.”

 

 

 

- Dlin Dlon -. Ecco, lo sapeva. Come al solito era sempre un po’ in ritardo.

- Un momento! - grida Michele ancora preso a sistemare le ultime cose.

- Dlin dlon dlin dlon - fa di nuovo il campanello.

- Eccomi, arrivo! -. Dà un ultimo sguardo in giro. Pare che ci sia tutto. Un momento… Le posate! Si butta verso il cassetto, lo spalanca e agguanta forchette e coltelli e li mette a tavola, sopra ogni tovagliolo. Adesso può davvero “arrivare”. Correndo per tutto il corridoio arriva davanti alla porta e si ferma, sistema bene il vestito, si dà un’occhiata allo specchio di fianco all’ingresso e si passa una mano sui capelli: okai, adesso va meglio. Apre la porta.

- Michele! -

- Ehi, come va? E come sta Argo? -

un'immagine di Martina Russo anche se non ha potuto intervenire alla cerimonia...
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- Ma da quanto non entro in questa casa!? -

I suoi amici, ovviamente. Ancora si ricorda quando li aveva conosciuti. Lui si era appena trasferito in quell’appartamento e, piano piano, aveva iniziato a conoscere alcuni degli inquilini negli appartamenti vicini al suo: Clara, Elena ed Elia, il suo amico più caro.

- Ciao ragazzi! Scusate se vi ho fatto aspettare, ho avuto qualche problema con… la cena -.

- Non ti preoccupare, tanto sappiamo che quando prepari tu non rimane mai niente da buttare - esordisce Clara - inoltre abbiamo portato due bottiglie di ottimo vino rosso -.

- Oh! Un momento - esclama Elena - non possiamo dimenticarci di questo - ed estrae dalla sua enorme borsa di pelle un pacchettino con un fiocco in cima ed un biglietto.

- Ragazzi, non dovevate! - dice Michele con un pizzico di malcelato compiacimento.

- Ma figurati, e poi siamo sicuri che questo ti servirà molto dove stai andando - risponde Elia.

- Dove posso posare la giacca e l’ombrello? Fuori sta ancora diluviando - chiede Clara.

- Dateli pure a me, intanto voi accomodatevi pure mentre io li vado a posare - si offre il padrone di casa. Mentre gli altri si incamminano verso la sala da pranzo, Michele entra nel ripostiglio accanto all’ingresso per mettere via le cose. Proprio in quel momento un tonfo cupo e  spesso squarcia il continuo scrosciare della pioggia che cade da almeno tre giorni, preceduto solo da un’abbagliante luce improvvisa e solitaria.

- È solo un fulmine caduto poco distante - pensa Michele. Così riprende ciò che stava facendo prima, mentre il rimbombo del tuono diviene sempre più flebile e lo scrosciare della pioggia riacquista potenza.

Tornato dai suoi amici, nota che erano rimasti un po’ sorpresi.

- Che c’è? - chiede allora - Non vi aspettavate tutto pronto? Sorpresa! -. È noto a loro che è sempre in continuo ritardo, qualunque cosa faccia. Ma questa volta si era organizzato: aveva capito che un po’ di organizzazione in più lo poteva aiutare molto a non arrivare a fare tutto sempre per ultimo, anche se per il rotto della cuffia. Seduto a tavola con il loro regalo in mano inizia a scartarlo: era un libro, un ricettario di alta cucina.

Clara allora spiega: - Sapevamo  che avresti avuto bisogno del nostro aiuto, anche se fossimo stati lontani, così abbiamo pensato che questo ti avrebbe potuto dare una mano senza la necessità di essere vicini fisicamente, ma col pensiero -.

Già, gli sarebbe servito un ricettario al seguito di uno degli chef di alta cucina più conosciuti ed importanti al mondo. Aveva fatto molti sacrifici per arrivare dov’è ora, per lavorare in un importante ristorante d’elite come chef; e finalmente c’è riuscito, ma dovrà abbandonare tutto ciò che ha costruito nella sua città natale per andare a vivere a Milano, dove non conosce niente e nessuno, anche se ci è stato più volte, abitando nella stessa regione. Inoltre non sa come farà a badare ad Argo, il cucciolo di Labrador che ha preso circa tre mesi fa da uno scatolone trovato per strada: gli faceva pena, il poveretto. Così lo ha preso con sé dandogli una casa, questo appartamento, anche se ancora per poco a causa dell’imminente trasferimento. Per questo ha invitato i suoi più cari amici due giorni prima della sua partenza, per salutarli prima di passare un tempo indeterminato senza il loro supporto.

- Grazie mille ragazzi, per tutto intendo. Per essere miei amici e per fare ciò che fate - ringrazia Michele, gli occhi un po’ lucidi.

Rompendo il ghiaccio, Elia esclama: - Bene, adesso però diamo un senso a questa cena - e propone di iniziare a mangiare.

Dopo aver servito l’antipasto, Michele accende distrattamente il televisore mentre stavano trasmettendo un film.

- Finalmente questa mattina sono riusciti a far tornare la corrente elettrica, non ce la facevo più a stare senza. Io, ad esempio, non guardo la televisione da almeno due giorni, voi no? - fa notare Elena, e gli amici rispondono concordando.

Sono già al secondo, quando all’improvviso in televisione appare una signora castana con gli occhiali: - Ci scusiamo con i gentili telespettatori, ma interrompiamo i programmi in corso per un’ edizione straordinaria del notiziario -. Michele, attirato, alza il volume. - A causa delle continue piogge di forte intensità che si stanno abbattendo nel nord Italia oramai da giorni, si ricorda che la Protezione Civile ha deciso di emettere un bollettino di allerta meteo di livello A. C’è un’alta percentuale di probabilità che le zone della bassa Pianura Padana possano essere colpite da alluvioni con conseguenze… - Tutti rimangono pietrificati a guardare fuori dalla finestra l’immensa quantità d’acqua che cade imperterrita, non curante del fatto che ce n’è già abbastanza da riempire molte piscine olimpioniche. - La popolazione è invitata a spostarsi in luoghi più sicuri allontanandosi dalle zone a rischio -.

- Voi dite che… - Elena non osa continuare la frase. Loro vivono in una zona della bassa Pianura Padana. Il che vuol dire… Argo!

Alzandosi in piedi di scatto, Michele esclama: - Oh no! Scusate, devo andare. Ritorno subito - e così dicendo esce dall’appartamento quasi correndo. Scende le scale e per poco non inciampa. Arriva al piano terra ed infila la porta interna che conduce al garage. È lì che tiene Argo quando piove, lasciandogli la saracinesca semiaperta in modo da non farlo sentire intrappolato e non farlo ululare.

- Ehi Argo! Ciao bello! Stai tranquillo, non succede niente -. Il cane è un po’ agitato, quindi Michele inizia ad accarezzarlo per tranquillizzarlo, inginocchiandosi di fianco a lui e dando le spalle alla saracinesca. All’improvviso si sente un boato enorme provenire poco distante da loro, ed il cane quasi impazzisce, iniziando ad abbaiare come non aveva mai fatto prima.

- Calmati Argo, è solo un tuono! Stai calmo, ci sono qua io, vedi? - dice Michele per calmarlo, ma all’improvviso viene colto da un’ondata d’acqua anomala che entra nel garage come un braccio che prende tutto ciò che incontra. L’onda è troppo forte e Michele, essendo inginocchiato, perde l’equilibrio e viene trasportato fuori mentre Argo continua ad abbaiare.

- Vai al piano di sopra Argo! Vai su, vai Arglugluglu… - urla al cane disperatamente poco prima che scompaia dalla sua visuale e che l’acqua lo investa nuovamente, ma oramai il cane si era già lanciato contro l’acqua. Con la foga del momento quasi non si accorge che in quell’istante sta passando vicino a dove prima vi era un fiume, e allora realizza: è quella la causa di tutto questo! Delle macchine che galleggiano, delle persone che si affacciano dai piani più alti degli edifici, dell’assordante rumore e della confusione, mentre il boato di prima era il rumore dell’acqua che debordava dal fiume, e non quello di un tuono.

L’acqua aumenta sempre di più e Michele quasi annega. Ora è ancora più distante da casa sua, neanche lui capisce dove è finito. Vede soltanto delle case e dell’acqua, tanto che non si distingue più l’acqua al suolo da quella che piove dal cielo, perché formano un tutt’uno, complice il fatto che è notte. Non sa se sarà ancora vivo dopo quella notte, anzi non ci crede granché. Ora avrebbe voluto affrontare il viaggio che lo attende, la novità, ed in quel momento se ne sarebbe fregato di tutti i problemi che avrebbe incontrato. Ma ora era troppo tardi.

All’improvviso un’onda di dimensioni gigantesche si innalza al di sopra di lui e in meno di un secondo lo inghiotte; l’ultima cosa che fa in tempo a vedere è un cane che con fatica cerca di rimanere a galla. Gli manca il respiro e, ad un tratto, sente una gran fitta alla testa, la coscienza che viene meno, il respiro che si attenua, e tutto diventa nero.

Un qualcosa di umidiccio e morbido passa frettolosamente sul viso di Michele.

Ecco che ripassa nuovamente, così apre gli occhi.

- Argo, sei tu? -. Il cane continua a leccarlo. - Argo puoi smetterla ora, sono sveglio - e cerca di mettersi seduto. “Incredibile… sono ancora vivo! E tutto grazie a te, amico mio” pensa allora. Quella notte Michele era certo che non avrebbe più rivisto nessuno a lui caro. Ed invece il cagnolino che aveva salvato da una vita da randagio, poco tempo prima, si era sdebitato con lui, salvandolo a sua volta. Adesso si sente pronto per affrontare il cambiamento. Certo c’è voluta una calamità naturale, ma alla fine è riuscito a trovare il coraggio ed il motivo per affrontare la vita e le sue difficoltà. Qualcosa all’orizzonte colpisce la curiosità di Michele.

- Argo guarda, il sole -.

 
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