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Sara Fardin, Premio Ava 2001 Stampa E-mail

 

Senza titolo


Coricata sul letto, con quel coniglio bianco che le aveva regalato suo padre per il diciassettesimo compleanno, questa è Sara.
Il Sesia scorre rumoroso lì vicino mentre lei pensa, pensa ai tre mesi appena trascorsi al lago lavorando, a quei tre mesi che sembravano non terminare più ma che alla fine sono volati.
Li aveva lasciati tutti a giugno, in un lunedì soleggiato e adesso li rivede, tutti diversi, tutti con un’estate da raccontare…
Mara e Anto, beate loro che hanno trascorso l’estate in Francia e si sono divertite davvero tanto, anche se avevano dimenticato il ferro da stiro e le camicie erano perennemente degli stracci!
Sabry, che nei tre mesi estivi ha combinato troppi danni e ogni giorno litigava con Davide…
E Fede, e Dany, che ora sono in appartamento e ogni sera ripensano al collegio e a quante volte hanno sognato questi «giorni di libertà»…
Apre la finestra, ecco Domitilla, quella signora che i novant’anni li ha già festeggiati da un po’ e che è quasi commossa nel rivedere Sara affacciata alla finestra. Si salutano, due parole riguardo le vacanze, squilla il telefono.
È Ale, sta organizzando la serata e senza Sara non si fa nulla. Così la invita per l’ennesima volta.
Sara torna ai suoi pensieri, chissà Roby, quel pazzo che riusciva a prendere 6 solo in Educazione fisica e che ora è a Novara, chissà, quando riusciranno a rivedersi.
Suona il citofono, sono Spiro e Mara, nonostante i tre mesi di vacanza sono ancora insieme.
Le dicono di muoversi, così, dopo pochi minuti Sara li raggiunge.
Devono andare da Ale, dove li aspettano tutti gli altri. Dopo l’estate, la prima sera tutti insieme, finalmente Sara vedrà chi ha sentito solo per telefono per tre mesi e che non vede l’ora di rivedere.
Aprono la porta, sono tutti lì, si raccontano l’estate, bevono qualcosa e poi Sara deve tornare a casa.
Rientrata a casa, prende il diario, la sua Smemo nuova, e scrive la  sua giornata, domani rivedrà Elena, la sua compagna di avventure scolastiche e di notti in bianco a studiare; ma prima di chiudere il diario, rilegge l’ultima frase: «Ho trovato la felicità. La vera felicità? Avere voglia di vivere!».                                              

 
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