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Michela Dalberto, Premio Ava 2003 Stampa E-mail

Un aiuto dal cielo

Erano le 00,37, lo sapeva perché aveva appena guardato la sveglia. Avrebbe già dovuto dormire da un pezzo, ma non ci riusciva: continuava a girarsi e rigirarsi nel letto, senza prendere sonno. Succedeva sempre così quando, durante la giornata, le accadeva qualche cosa di particolare, e quella appena trascorsa era stata veramente ricca di imprevisti. Anna non era una ragazza timida e tanto meno chiusa in se stessa, ma il fatto di essere stata scelta per cantare l’inno italiano alla cerimonia di apertura dei mondiali di canoa la metteva in agitazione. Sarebbe salita sul palco davanti a centinaia di persone e avrebbe cantato. Cosa sarebbe successo se si fosse dimenticata le parole? E se la voce l’avesse abbandonata durante la sua esibizione? Non poteva permettersi una figura simile. Aveva quindi deciso di rifiutare l’opportunità; sicuramente avrebbero trovato una persona più adatta di lei. Il giorno dopo sarebbe andata dalla preside a comunicarle la sua decisione. Non aveva detto niente ai suoi genitori perché sapeva già che avrebbero fatto di tutto per convincerla a cantare, senza pensare a quello che provava. L’unica persona che avrebbe potuto capirla era la nonna: infatti, era lei che le aveva insegnato a cantare ripetendole spesso che doveva essere una cosa che veniva dal cuore, non si poteva fare per forza. Già, la nonna, quanto le mancava! Erano pochi mesi che se ne era andata e Anna non riusciva a dimenticarla; pensava che se ci fosse stata l’avrebbe aiutata a prendere la decisione giusta. Lei aveva sempre dei buoni consigli per tutti ed era la persona più generosa del mondo. Certo che se Anna avesse trovato il coraggio di salire sul palco a cantare l’inno, sarebbe stato un bel modo per ricordarla: era sicura che se fosse stata ancora in vita, sarebbe stata molto orgogliosa di lei. Guardò nuovamente la sveglia: l’1,24, e ancora non riusciva a prendere sonno. Certo che se si fosse esercitata per bene a cantare come aveva imparato, c’era la possibilità di fare un figurone. Adesso che ci pensava bene, aveva una bella voce, lo dicevano in molti da quando l’avevano sentita cantare in chiesa la notte di Natale. Sicuramente cantare in una chiesetta davanti a una cinquantina di persone era diverso che cantare in piazza davanti a così tanta gente che non conosceva. Le venne in mente che in un’intervista aveva sentito una cantante dire che, per non farsi prendere dal panico durante i concerti, immaginava che tutto il pubblico fosse in mutande. Non le sembrava una grande idea perché, se le fosse venuto da ridere, non sarebbe più stata in grado di smettere. Finalmente riuscì a prendere sonno. La sveglia suonò alle 6,45, Anna fece fatica ad accorgersene perché aveva dormito pochissimo. Si sentiva stanca e ci mise molto più tempo del solito per prepararsi. Dopo essersi lavata, indossò i vestiti che aveva ordinato la sera prima, prese la cartella e uscì per andare a prendere il pullman. Arrivò appena in tempo alla fermata e, salita, si sedette vicino al finestrino. Solitamente le piaceva guardare il paesaggio, anche se era sempre lo stesso di tutte le mattine, ma quella volta il suo sguardo andava oltre. Stava ancora pensando alla sua esibizione per i mondiali e non riusciva a trovare una soluzione. Doveva dare una risposta entro il giorno successivo e non sapeva ancora cosa fare. Arrivò a scuola ed entrò in classe, mancavano ancora quindici minuti circa al suono della campanella, ma lei non se ne accorse, era assorta nei suoi pensieri e salutava a malapena i compagni che, uno dopo l’altro, entravano in classe. La campanella suonò, l’insegnante entrò in classe e si sedette alla cattedra. Mentre quest’ultima spiegava la lezione e tutti intorno a lei prendevano appunti, Anna continuava a pensare alla decisione che avrebbe preso. Non sentì nulla della lezione di storia, neanche di quella di matematica e per poco non si prese una nota dalla prof. di scienze perché non si era accorta di essere stata richiamata diverse volte. Finite le lezioni tornò a casa e, dopo aver mangiato, si mise a fare i compiti. Stranamente riuscì a farli senza essere distratta molte volte dai suoi pensieri, anche se ci mise un bel po’ prima di riuscire a risolvere i problemi di economia, non che la cosa fosse una novità. Più le ore passavano e più si sentiva un peso che le cresceva dentro, non mangiò cena e non stette nemmeno alzata a guardare un po’ di tv. Andò a dormire verso le 21,30, benché sapesse che non sarebbe riuscita ad addormentarsi prima di aver preso una decisione. Al contrario, pochi minuti dopo essere andata a letto, si addormentò, probabilmente a causa della stanchezza accumulata la notte precedente. Quando la mamma andò ad augurarle la buonanotte, lei non se ne accorse nemmeno. Si svegliò più tardi di soprassalto perché aveva sentito qualche cosa posarsi sul letto, come se qualcuno si fosse seduto ai suoi piedi. Era buio nella stanza, e quindi non riusciva bene a distinguere chi fosse; d’istinto pensò a sua madre e chiese cosa fosse accaduto. Le si gelò il sangue nelle vene perché la voce che le rispose non era quella della mamma ma quella della nonna. L’avrebbe riconosciuta ovunque, quella voce così dolce che rassicurava chiunque la sentisse. Non sapeva come reagire, aveva pregato molte volte di poter parlare ancora una volta con lei, ma non si aspettava di essere esaudita. Sentì lacrime calde che le scendevano lungo il viso, ma stette immobile, seduta sul letto; avrebbe voluto abbracciarla, ma non sapeva se poteva farlo. Il primo passo lo fece la nonna, che abbracciò forte la sua adorata nipotina e le diede un bacio in mezzo alla fronte. Quando Anna si riebbe da quella forte emozione, la nonna le disse di ascoltarla in silenzio e lei ubbidì. Iniziò a parlare del concorso, del fatto che era una bravissima cantante, che aveva una voce stupenda e che non avrebbe fatto sicuramente nessuna figuraccia. Anna la ascoltava molto attentamente, ma sentiva gli occhi che si chiudevano piano piano. L’ultima frase che sentì pronunciare da sua nonna fu: «Non ti preoccupare bambina mia, io sarò là vicino a te». La mattina seguente si svegliò prima che suonasse la sveglia, preparò in fretta e furia la cartella che non aveva fatto la sera precedente, andò in cucina, fece colazione, poi andò a lavarsi e a vestirsi. Fece tutto questo in maniera quasi meccanica, perché stava ancora pensando al sogno che aveva fatto quella notte; le parole che la nonna le aveva detto le risuonavano nella mente. Salutò distratta i genitori e uscì per andare a prendere il pullman. Ormai era sicura che avrebbe cantato l’inno per i mondiali, non aveva alcun dubbio, e parte del merito andava al sogno che aveva fatto. Arrivò in classe e, quando suonò la campanella, uscì per andare dalla preside. Questa sfoderò uno dei suoi sorrisi migliori appena Anna le annunciò la decisione che aveva preso; era convinta che la cosa sarebbe stata ,molto positiva per la scuola. Tornò in classe e partecipò senza particolare attenzione alle lezioni della mattinata. Si esercitò parecchi giorni per l’esibizione e finalmente arrivò il gran momento. Prima di salire sul palco, la colse un attacco di panico e cominciarono a tremarle le gambe. Anna sapeva che non poteva più tirarsi indietro ormai e, dopo aver fatto un gran respiro, salì davanti a tutto il pubblico. Mentre un uomo la presentava lei scrutava timidamente le persone che stavano davanti a lei. C’erano dei fotografi, delle telecamere e tutti i suoi compagni di classe. C’erano anche i suoi genitori, davanti a tutti, in prima fila. Si spostò al centro del palco, ma prima di cominciare mandò un bacio alla persona più importante: infatti, dietro al sipario, c’era la nonna che la salutava sorridente. Era sempre stata con lei e sarebbe stato così per sempre; l’aveva seguita durante le esercitazioni e l’aveva aiutata come faceva tutte le volte. Si girò verso il pubblico e, a tempo con la banda musicale, cominciò a cantare. Fu un vero successo, e un noto produttore che la sentì le propose un contratto, ma questa, signore e signori, è un’altra storia.

 
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