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Alessandra Gioliti, 2004 Stampa E-mail

 

Premio Provincia di Vercelli

 

Accadde così… per caso


Era bella come non mai, giaceva al porto, ormeggiata sul lato sinistro del molo, quello riservato alle barche, non certo la zona privilegiata per le navi di lusso, ma nel cuore di Consuelo, «Onda Bianca» era la barca più prestigiosa del mondo.
Seppur non ci fosse mai salita, quel vecchio sandolino lungo appena sei metri e largo poco più di quattro emanava un fascino bramoso, singolare, che evocava sensazioni particolari e le inebriava i pensieri con fantasie astratte dai contorni difformi… pensieri che nemmeno lei era in grado di spiegarsi. Quella brezza sul viso, l’odore dello iodio e le onde che s’infrangevano scroscianti sugli scogli ricoperti d’una viscida patina verdognola ubriacavano il cuore di Consuelo d’una gioia inedita, sconosciuta, che talvolta le faceva addirittura paura.
Anche quella mattina, come di consueto, la «pittrice di Camogli» (questa era la dicitura che identificava Consuelo) si era alzata alle prime luci dell’alba per raggiungere il molo e continuare a dipingere sulla tela i tratti che avrebbero poi disegnato «Onda Bianca» in tutta la sua genuina semplicità. Certo è che l’impressionismo avesse profondamente influenzato la pennellata ligure più famosa della regione, si vedeva dai colori, dai tratti pieni di vigore espressivo e dalle diafane ombre che mai osavano colorarsi di nero, proprio come suggeriscono i dettami della pittura dei più grandi esponenti di questa corrente. Ormai il quadro era quasi terminato, mancavano soltanto pochi, ma fondamentali, particolari, quali certe sfumature violacee a prua e qualche riflesso biancastro sui remi che conferivano all’opera un non so che di misterioso, un torpore suggestivo che penetrava anche l’anima dell’osservatore meno attento, della persona più distratta e inesperta in materia…
Era pressoché impossibile non farsi coinvolgere dall’energia che sprigionavano quei colori così ben distribuiti… Sembrava quasi che il mare cullasse la barca e che il sole riscaldasse l’atmosfera con caldi raggi aurei…
«Bella giornata, eh?!» … «Sì, non c’è che dire, l’ideale per starsene sul molo a crogiolarsi al sole!»… Erano queste le frasi che, come di consuetudine, animavano di un’atmosfera giocosa quel porto molto frequentato e quasi mai privo del vociare di allegri bambini che si divertivano a curiosare qua e là i pesci intrappolati nelle reti dei pescatori… «Guarda quello che grosso!» … «E questo, ha gli occhi gialli, sembra un pesce-assassino!»… Queste ingenue e inesperte considerazioni facevano sorridere i marinai del porto, che a volte canzonavano gli innocenti marmocchi con assurde storie di squali indemoniati o pesci palla che rimbalzavano sulla cresta delle onde gonfiandosi a dismisura… Anche Consuelo talvolta interrompeva il suo lavoro per alzare la testa e godere del bel paesaggio che la circondava, inspirando profondamente, come se volesse inghiottire un po’ di quell’aria trasparente piena di vitalità, per catturare un pezzettino di quei bei momenti lieti e sereni…
Anche quella sera, fatto rientro a casa, si era seduta sulla poltrona vicino alla finestra per rilassarsi e lasciare che ogni fibra del suo corpo s’abbandonasse a un meritato riposo, perché la biondina (Consuelo) di certo non trascorreva tutta la giornata al porto a dipingere… Nossignore!
Aveva diciassette anni e come ogni ragazza della sua età frequentava il liceo dalle nove alle tredici, e nel pomeriggio lavorava in un bar del centro per guadagnarsi un po’ di denaro da investire nel suo futuro, sul quale fantasticava ogni sera, proprio nel caldo e confortevole abbraccio di quella poltrona foderata con la coperta variopinta che amava tanto…
I genitori di Consuelo (i signori Gravino) erano persone adorabili ed erano stati proprio loro a regalarle quella fodera prima di partire per il loro viaggio in Finlandia, vinto grazie a un concorso cui avevano partecipato via internet… La tecnologia per i signori Gravino eran una vera e propria passione: erano entrambi fanatici del personal computer e adulatori del progresso. Ingegnere nucleare lui, programmatore informatico lei… e allora perché avevano  regalato alla figlia una coperta colorata invece di una bella agenda elettronica super accessoriata? Ormai la possedeva già, Consuelo possedeva tutto ciò che desiderava, aveva una casa splendida e una vita agiata, ma quando la sera i pensieri svolazzavano liberi nel suo cervello, c’era sempre qualcosa che non le permetteva di gioire completamente della vita, era come se le mancasse qualcosa… Si guardava intorno e ripercorreva con sguardo attento ogni angolo della stanza, scrutava vigile le fotografie appese ai muri, le cornici intarsiate che luccicavano nella penombra e le ombre austere dell’arpa e del violino che beffarde si prendevano gioco di lei, assumendo le forme più disgustose e terribili… ora un drago medievale, ora un gargoile di Notre Dame si nascondevano dietro le tende di seta che si piegavano in maniera irregolare e repentina, riempiendo di nostalgia l’anima della sognatrice che assaporava con disgusto la solitudine, la vita trascorsa ogni giorno lontana dai suoi genitori che, vuoi per lavoro, vuoi per viaggi di piacere finivano sempre per abbandonarla, forti dell’utopistica consapevolezza di dare alla figliola ogni cosa di cui abbisognasse.
Quella notte Consuelo, salita in camera sua lungo la serpeggiante scala a chiocciola da cui era caduta numerosissime volte, non riusciva a prendere sonno, si girava, si voltava e rivoltava fra le morbida lenzuola fiorite e di tanto in tanto annaspava, respirava in modo superficiale e sudava, sudava moltissimo… Aveva caldo e non se ne spiegava il motivo, chiudeva gli occhi e subito losche figure anomale le facevano accapponare la pelle… «Basta, esco, non ce la faccio più, vado a fare una passeggiata!»; Si alzò dal letto e, ritrovata a fatica la ciabatta destra, finita di fianco al comodino, si diresse al pianoterra, raccolse il primo maglioncino appeso alla sedia della cucina e con un fare frettoloso ed esagitato uscì.
Case addormentate nella densa foschia che il vento non sapeva scacciare, rami d’oleandro nascosti dal buio, ninnoli appesi alle porte delle botteghe che si dondolavano piano piano… Intorno a Consuelo l’atmosfera era quella di una sfarzosa descrizione dannunziana, ma la sua anima pareva frastornata, tormentata da un’ansia febbrile, sensibile e impaurita… Quella personcina tanto fragile e spaventata mosse ancora alcuni passi, poi la fatica, la tristezza e chissà cos’altro le impedirono di continuare oltre… Ma le permisero di riuscire a salire sulla «sua barca».
In uno stato quasi sonnambulo, la ragazza levò gli ormeggi e lasciò che il mare la portasse dove comandava il vento, e s’abbandonò a un sonno profondo.
La mattina seguente furono gli «splash» faceti dei delfini a svegliare Consuelo che, riaperti gli occhi a fatica a causa del sole che le picchiava sul viso, si stiracchiò sbadigliando e, pur senza sapere dove fosse, era certa di essere nel posto giusto al momento giusto. La sua anima si era come risvegliata dopo un lungo letargo invernale e i sentimenti leggiadri e la sete di libertà prendevano finalmente il posto della mestizia accumulata sotto l’effetto oppressivo di persone materialiste e venali, che credevano di averle dato molto ma che non erano state in grado di colmare il cuore grande della ragazza.
«Del resto, ormai il mondo si muove frenetico senza meta e i valori della vita, l’amore, la fratellanza, l’amicizia, il buon senso hanno lasciato campi libero a materialismo, edonismo e cattiveria. Ma pensandoci… non è scappando che riuscirà a risolvere questo problema» scriveva la pittrice su un foglio trovato per caso a poppa, Così, forte di un savoir faire degno dei migliori navigatori, Consuelo si succhiò l’indice della mano destra e, pronunciata una preghiera di buon auspicio, lo alzò alto nel cielo… «Nord, devo viaggiare verso nord… ».
Percorsa una distanza ragguardevole, Consuelo vide spuntare davanti a sé un porto, un porto a lei molto familiare… così, presa dalla foga e dalla contentezza di avercela fatta, con un fare baldanzoso pronunciò una celeberrima esclamazione: «Terra!». Scesa dalla barca, ancora incredula per le sue straordinarie doti di navigazione e invidiabile senso dell’orientamento, la biondina sentì la voce della madre che la chiamava con tono dolce e fievole.
Aprì gli occhi, Consuelo, rimase di stucco… era girata al contrario! Eppure… sembrava tutto vero… Macché, un sogno!
Scesa in cucina, si sorprese nel non vedere migliaia di pacchi regalo ammassati sul divano… I suoi genitori avevano sognato come Consuelo, avevano sognato un mondo migliore, fatto di veri valori e avevano capito che per crescere e migliorarsi c’è sempre tempo e che molto spesso contano di più un sorriso, una stretta di mano o semplicemente uno sguardo che tecnologia e macchine senza cuore  né anima!

 
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