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Federica Pagano, Premio Cittą di Varallo 2006 Stampa E-mail

 

Tra sogno e realtà



Ti ho visto l’altra notte. Faceva caldo. Non riuscivo più a resistere nel mio letto. Mi sono alzata. Avevo sete. Ho camminato scalza fino alla cucina nella speranza che il pavimento potesse raffreddare il fuoco che non mi lasciava respirare.
La luce del frigorifero sembrava quella del Paradiso... e mi portava un po’ di freschezza. Mentre bevevo diverse gocce d’acqua mi sono cadute dalle labbra, e raggiunto il mento, si sono tuffate, tra un filo di cotone e l’altro della mia camicia da notte.
Avevo sbadatamente dimenticato il balcone aperto, ed è stato allora che ti ho visto. Dolcemente i miei piedi si sono poggiati sul balcone freddo dandomi il piacere di rabbrividire. Non riuscivo a toglierti gli occhi di dosso. M’illuminavi il viso di gioia e portavi sulla mia pelle la brezza della notte. Mi accarezzavi con l’aria leggera e delicata e sempre più luminosamente mi sorridevi.
Mi chiedevo come fossi riuscita a  riconoscerti, come avessi fatto a non confonderti con qualcun altro. Ma era ovvio, forse sarai anche stato uguale agli altri, ma il tuo amore ti illuminava più di tutti. Il tuo sorriso, come un tramonto d’agosto al mare, mi donava pace. Il tuo sguardo, come un pupazzo di neve fatto da bambini, mi metteva allegria.
D’improvviso, tutta l’insofferenza che mi ero portata dietro dal letto... era svanita e tutto ciò che sentivo mi faceva credere che stessi volando. Forse volavo davvero. Il tuo viso era sempre più vicino, la tua luce sempre più chiara.
Le emozioni dentro me crescevano a dismisura e il cuore sembrava volesse esplodere. Lentamente hai avvicinato la tua mano al mio viso e mentre mi sfioravi la guancia il tuo sorriso era sempre più bello. Ora eravamo finalmente insieme. Tu mi tenevi teneramente la mano. A tratti me la stringevi più forte e ancora mi sorridevi.
Illuminato dalla luna il tuo sguardo era ancora più avvolgente. Non parlavamo. Tu continuavi a fissarmi negli occhi senza smettere di sorridere. Non avevo bisogno di sentire la tua voce, mi stavi già parlando chiaramente. Non avevo bisogno di chiederti cosa stessi pensando, me lo stavi già dicendo. Eravamo io e te, soli, che camminavamo nel cielo della notte, con le nostre dita intrecciate e i cuori che si mandavano forti segnali inconfondibili. Il battito di uno era la risposta a quello dell’altro e avremmo potuto continuare così all’infinito. Mi hai fatto sedere su una nuvola che mi sussurava all’orecchio i tuoi pensieri, mentre tu, in piedi davanti a me, non riuscivi a staccarti dalla mia mano. Ancora mi sorridevi. Ma la tua espressione non era rimasta uguale. Più camminavamo, più passava il tempo, più il tuo viso diventava intenso, colmo d’amore e io lo potevo quasi toccare. Le mie emozioni non avevano più limite. Volevo provare a descrivertele, ma non avevo la voce. Una lacrima si è offerta di farlo al posto mio. Ho chiuso gli occhi. Silenziosamente, lei ha cominciato a scendere. Sulle ciglia ha raccolto l’amore. Dagli zigomi ha portato via la tenerezza e sulla guancia ha incontrato la gioia. Tante erano ancora le mie emozioni, ma la lacrima era ormai piena e non riusciva più a contenerle.
Io avevo ancora gli occhi chiusi. Tu hai avvicinato il tuo dito e hai raccolto la mia lacrima. Su di esso aveva finalmente raggiunto la sua destinazione. Mi sono sentita più leggera, e ho aperto gli occhi. Per la prima volta hai tolto lo sguardo dal mio. Hai fissato la mia lacrima sul tuo dito, percependo tutte le emozioni che conteneva dentro di sé. Io ti guardavo incantata. All’improvviso è scesa una lacrima anche dai tuoi occhi. E’ corsa giù velocemente, come se avesse avuto fretta di raggiungere la mia. Arrivata sul bordo del tuo viso si è fermata. Poi è volata giù, dritta, con decisione e si energicamente immersa nella mia. Ora le nostre emozioni erano unite, strette fra loro.
L’impatto le aveva sciolte, ma non si erano perse. Gradualmente avevano dato vita a una luce. Avevano formato una stella.
Ma non era una stella qualsiasi: era la NOSTRA. Si è allontanata da noi per raggiungere tutte le altre. Solo in quel momento ho capito come nascono le stelle.
Di nuovo i nostri sguardi incollati e le mani strette. Lontano da noi l'orizzonte e la fine del nostro viaggio. Avremmo dovuto camminare secoli per riuscire a raggiungerlo e, forse, non ce l'avremmo mai fatta. Pregustavo la gioia di passare l’intera eternità per mano con te, tra una nuvola e l’altra. Sul nostro sogno non sarebbe mai sorto il sole e nessuno avrebbe mai potuto sciogliere l’incantesimo, che c'era tra noi.
Sentivo dentro il mio cuore l’amore che cresceva come lava in un vulcano. Presto o tardi sarebbe esploso, e io non avevo alcuna intenzione di frenarlo, perché mi faceva stare bene.
Più passava il tempo, più mi rendevo conto che, anche se l’avessi voluto fermare, non avrei più potuto. Era diventato come una pallina su un piano obliquo e niente l’avrebbe fatto tornare indietro. Potevo solo stare a guardare la rapidità con cui scendeva e aspettare che giungesse al termine. Ma dov’era?
Più cercavo di trovare la fine di questa corsa, più non vedevo che altra strada da fare. Forse questa pallina sarebbe stata destinata a rotolare giù all’infinito e sempre più velocemente.
Mi chiedevo dove avrebbe portato tutto questo, ma poi ho di nuovo incrociato i tuoi occhi. Ogni domanda era sparita e non occupava più spazio dentro me. L’unico pensiero che mi dominava eri tu. Quale importanza avrebbe potuto avere tutto il resto? La mia serenità era completa. Avevo davvero capito cosa stavo cercando, quale era il mio scopo in questa vita. Eri solo tu. Ora che tutto dentro di me era chiaro e che continuavo a camminare con la ragione della mia vita accanto, ero felice, Non chiedevo altro. Chiunque avrebbe potuto scordarsi di me, perché ora l’unica cosa che volevo era camminare per mano con te nel cielo. Era tutto perfetto, proprio come avrei sempre voluto. Ma è stato allora che in lontananza ho cominciato a vedere qualcosa.
Ti sei fermato all’improvviso. Non mi guardavi più sorridendo. Non capivo cosa stesse succedendo, Era il sole. Il sole stava sorgendo anche su di noi. Non poteva essere vero. Noi non avremmo mai avuto fine, il sole non sarebbe riuscito a portarci via il nostro amore. Gradualmente sparirono le nuvole per le quali eravamo passati e le stelle che ci avevano accompagnati. Ma noi saremmo rimasti insieme. La luce diventava sempre più forte. Mi hai stretto la mano un’ultima volta. Più la luce s’intensificava, più il tuo corpo perdeva la forma e veniva inghiottito da essa. Ho fatto in tempo a incantarmi un’ultima volta davanti al tuo sguardo e sei sparito nella luce.
In quel momento mi sono svegliata. Era stato tutto un sogno.
Sembrava così reale, invece era stato solo frutto della mia immaginazione. La luce del sole penetrava dalla mia finestra e mi colpiva il viso. Ho cominciato a pensare che per l’intera giornata l’avrei odiata, perché aveva fatto svanire il mio sogno. Si era portata via il mio amore. Ma non poteva essere stato solo un sogno, le emozioni erano ancora tutte dentro di me!
Avevo quasi deciso di girarmi dall’altra parte per tornare da lui, quando un rumore ha attirato la mia attenzione. Mi sono girata verso la parte opposta dei letto ed ecco, eri tu! Allora non era un sogno!
Tu esistevi per davvero, ed eri accanto a me per starci tutta la vita. Ti ho guardato intensamente negli occhi e ti ho riconosciuto.
Sì, eri proprio tu.
Ho spostato lo sguardo sul comodino e lì c’era una foto. Io e te abbracciati e sorridenti, io ero vestita tutta di bianco, tu con uno splendido smoking gessato e tra noi un enorme bouquet di rose.
Qualcosa luccicava al dito di entrambi. L’ho riconosciuta: era la nostra stella. Ora ce la portavamo sempre dietro. Ho velocemente guardato il mio dito. Eccolo.
Più brillante che mai. Allora ho capito che saresti stato con me davvero per tutta la vita.
Il mio sogno era la realtà.

 
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