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Un momento di vita vissuta Stampa E-mail

Speriamo che alle future concorrenti al Premio Ava, e a tutti i visitatori di questo sito, possa far piacere leggere un breve brano scritto da “Ava”... un esempio del suo stile brillante, fluido, curatissimo sempre, anche nel parlare di cose semplici: come la “riscoperta” in un cassetto dei bigliettini che noi tre figli le avevamo mandato nel tempo. Una breve riflessione di vita vissuta, un’esperienza comune, in fondo... ma Ava è riuscita a renderla momento di grande poesia, a far sorridere e, insieme, anche commuovere.

                                                                                                            Aldamaria, Alberta e Attilio Varvello

    
Quando Lui, adirato, mi disse “Li partorirai con dolore” dimenticò, forse per fretta, di aggiungere “... e li crescerai con fatica”.
Sono qui da un’ora, accovacciata davanti all’ultimo cassetto del comò, a tentare di richiuderlo.  E’ vero che lo uso poco:  una volta l’anno per riporci tre bigliettini.  Oggi l’avevo aperto solo a metà, giusto per infilarci gli ultimi e, tac, s’è inceppato.  Erano tre bei cartoncini spiritosi.
Sono sempre allegri, loro.  Basta non contraddirli, mai.
‘Sto cassetto mezzo aperto come una bocca irridente m’innervosisce.  
Devo serrarlo a tutti i costi, prima che arrivino. Mi secca mettere in piazza le mie debolezze di rimbambita.
Loro dicono sempre che «quel che è stato è stato» e alzerebbero le sopracciglia con sufficienza: ormai la Festa è passata, no?
Non c’è che mettersi a svuotarlo con santa pazienza togliendo i cartoncini uno ad uno.  Le ginocchia mi formicolano, sarà poi dura rimettermi in piedi.  I primi vengono via facile, belli grandi, sofisticati, comprati in qualche parte del mondo dove queste cose le fanno seriamente, senza un filo d'ironia.  Man mano tiro fuori nastri di fiorai, lettere colorate colme di buoni propositi, stagnola rossa leccata, cuori di stoffa sorgettati, disegni arrotolati in tubi da carta igienica, fogli di quaderno a quadretti, a righe di quinta, di seconda, di prima.  
Con cautela devo sollevare gli ultimi, fragilissimi. Questo ripiegato sta per dividersi in quattro.  Lo liscio e scorgo, dentro un cuore di fiorellini sbiaditi, l’ombra di parole a matita alte un centimetro: «Ho capito che mi vuoi bene perché volevi farti la mia iniezione». Tolgo gli ultimi ciondolini, gingilli, briciole di petali secchi e dò una scossa al cassetto. Non si muove.  Introduco due dita e dal fondo sfilo con cautela, adagio, un pezzo di cartone.  Come può essere finito qui un vassoio da pasticciere?  Lo rivolto e vedo il fondo tutto coperto di pastello rosso a cera con la vaga forma di grosso cuore. E’ dell’ultimo.  Aveva due anni.  Probabilmente credeva che un cuore così grosso batte meglio, sempre.
Rimetto tutto dentro e chiudo con un colpo secco.
Dolori del parto?  Che ridere... si dimenticano subito, ma Lui, essendo un Uomo, non poteva saperlo.  Perché non mi ha parlato, invece, di nasini colanti, tonsille, alzate notturne, mali di pancia, compiti in classe, filarini segreti, esami, viaggi senza recapito, minigonne, uomini infidi, caporali feroci, bugie trasparenti, risposte spavalde e strilli tanto potenti da zittirti?
Grazie comunque, Dio, per avermeli mandati così.  
Ava (Alda Madeo Varvello)

 
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