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Debora Allegri, 2007 Stampa E-mail

 

Premio Città di Varallo

 

Giallo all'Alpàa

 

E’ la fine di giugno e come quasi tutti gli studenti, sono in vacanza; nonostante qualche pioggia fa caldo e nell’aria si sente il profumo dell’estate.
Sto aspettando con ansia la chiusura delle fabbriche per andare al mare con i miei e mia sorella, e intanto mi diverto come posso. Abito a Varallo, piccolo centro del Piemonte e trascorro le mie giornate facendo lunghe passeggiate nei boschi o sdraiandomi pigramente al sole sulle rive del Sesia. Ma questa sera è eccezionale, perché inizia l’Alpaa, una grande festa di musica, curiosità, mostre e a inaugurarla saranno i Kappa, il mio gruppo preferito da sempre. Sono entusiasta del loro arrivo e mi aspetto una grande esibizione…
C’è il sole e fa ancora caldo, nonostante il pomeriggio sia già inoltrato. Sono impaziente e nervosa; il tempo in vacanza passa in fretta, ma oggi le lancette dell’orologio sembrano immobili! Decido di uscire; prendo il motorino e mi dirigo nel centro: giro tra le bancarelle e arrivo nella piazza del concerto: sono le 17.00, gli organizzatori e i volontari stanno facendo spazio; capisco che LORO stanno per arrivare! Mi metto in un angolo, in attesa; finalmente ecco un’auto e un furgone: sono proprio i Kappa, accompagnati dalle loro guardie del corpo! Nella piazza tutto è tranquillo: il complesso va dietro al palco, già pronto per la loro esibizione serale; i musicisti devono riposarsi e preparare gli strumenti per il concerto. I pochi curiosi, che si erano radunati per applaudire l’arrivo del gruppo, si allontanano, riprendendo il loro giro per le vie ancora semivuote. Io resto da sola impalata a guardare… il palco vuoto. Il tempo passa; i miei beniamini, sistemati gli strumenti, provano l’acustica; suonano qualche pezzo. I miei piedi sembrano di cemento: quelle note che arrivano al mio cuore sono stupende: sono ormai in piedi da ore, ma non sento il caldo, né la stanchezza. Dal mio angolo posso sentire anche le loro voci. Il cantante del gruppo a un certo punto dice agli altri: “Qui è tutto a posto. Possiamo andare in albergo”. Lasciano tutto sul palco e scendono da dietro, per motivi di sicurezza, sempre seguiti dalle loro guardie del corpo. Vanno loro incontro tre uomini, eleganti e distinti; è strano, conosco tutti in paese, ma quelli non li ho mai visti; chi saranno? Dicono:“Siamo i vostri accompagnatori; vi portiamo in albergo”. Fanno strada verso due macchine nere, posteggiate lì vicino: sulla prima salgono le guardie del corpo e due uomini. Mentre il gruppo si accomoda sull’altra, sento le parole dell’uomo rimasto: “Il furgone può restare lì, nessuno lo toccherà. Visto che sarete stanchi, guido io…”.
Sembra tutto normale, eppure c’è qualcosa di strano… Non so spiegarmelo…Ho come un brutto presentimento… La voce del tipo che ha parlato è fredda; non c’è neppure un briciolo di gentilezza… Vorrei lanciarmi verso il mitico gruppo e impedirgli di salire sull’auto, ma mi sento ridicola: che cosa potrei dire? “Ehi, non seguite quegli uomini! Non salite su quell’auto!”… Perfetto: mi prenderebbero per pazza scatenata… No, non posso intervenire, non ora. Decido così di prendere il motorino e di seguirli a distanza; a un certo punto l’auto delle guardie del corpo gira a destra, mentre l’altra prosegue diritto, uscendo dall’abitato, diretta verso Parone… Dopo qualche chilometro si ferma davanti a una casa isolata. Al rumore del motore escono tre loschi figuri, che si avvicinano e aprono la portiera. Scendono tutti e il gruppo viene spintonato verso l’interno dell’abitazione; riesco a sentire le parole di Raf, il cantante: “Che cosa sta succedendo? Dov’è l’hotel?” Attraverso le imposte posso intravedere che vengono fatti sedere per terra con mani e piedi legati. Guardo l’orologio: sono le 20.00; a quest’ora senza dubbio nella piazza di Varallo la folla aspetta l’arrivo dei suoi miti….

La piazza è piena; il tempo passa, la gente urla. Una delle organizzatrici, sale sul palco e prende il microfono: “Calma, raga! Tra poco arrivano…” In realtà anche lei si chiede se davvero arriveranno, ma bisogna calmare i fan. Mentre appoggia il microfono, vede una busta; la apre: è un messaggio composto con lettere ritagliate da giornali: “I Kappa non canteranno né stasera né mai…” La donna pensa a una trovata pubblicitaria degli stessi Kappa, ma poi ha un dubbio: e se non fosse così? In fondo i Kappa non avrebbero mai lasciato i loro strumenti sul palco…Mentre avvisa i carabinieri, scende un grande silenzio; il pubblico ha capito che qualcosa non va…
Tra la folla, c’è Anna, una ragazzina undicenne; si rivolge agli amici Jacopo, Marco e Lorenzo, che l’hanno accompagnata al concerto: “Ehi, ragazzi, mio padre deve essere dietro al palco; è uno degli organizzatori, magari sa che cos’è successo! Andiamo a cercarlo!” I bambini riescono ad aprirsi un passaggio e arrivano proprio dietro il palco, ma il papà di Anna non c’è. Jacopo con entusiasmo esclama: “Che bello! Ho trovato un cappello!” Anna si gira, lo guarda e chiede: “Ma dov’era? Quello è il cappello di mio padre! E lui dove sarà finito? Qualcosa non quadra… “ I ragazzini si guardano, poi corrono a casa di Anna, ma l’uomo non è neanche lì. Anna prende il cappello, lo fa annusare a Len, che è uno splendido pastore tedesco di tre anni; l’animale, dopo aver alzato il muso, sembra trovare una traccia. I bimbi lo seguono… Percorrono tutto Varallo: ci sono molta gente in giro e troppi odori nell’aria. Ogni tanto Len si ferma, sembra incerto, ma poi riprende ad avanzare. Fuori Varallo entra in un bosco; finalmente avanza sicuro tra il profumo della terra umida fino a una cascina. Tutto è silenzio; si ode solo il canto dei grilli e una bianca e grande luna illumina la zona. Con cautela i bimbi spingono l’uscio …Sul pavimento di assi sconnesse ci sono tre persone legate e imbavagliate… “Papà!” grida Anna. Un attimo dopo è tra le braccia dell’uomo, finalmente libero. “Ma come avete fatto a trovarci? Loro sono le persone che avrebbero dovuto accompagnare e seguire i Kappa durante la loro permanenza a Varallo”. Lorenzo e Jacopo raccontano di Len e del concerto mancato… A quel punto il padre di Anna ha un sussulto:”I Kappa! Gli uomini che ci hanno sequestrato, mentre ci portavano qui parlavano di un piano… di Parone… di una vecchia casa…. Andiamo! Non c’è tempo da perdere!...”
 
Sono ore che sto seduta, ai piedi di quest’albero…Ormai è buio e io non so proprio che fare. Nella casa tutto è silenzio; una debole luce filtra dalle imposte chiuse. A un certo punto tre dei quattro rapitori escono, salgono sull’auto e si allontanano. C’è soltanto un uomo di guardia ai Kappa. E’ arrivato il momento di agire. Mi alzo, sgranchisco le gambe e ripasso mentalmente le poche mosse di karate che ho imparato al corso di autodifesa; il cuore sembra scoppiarmi nel petto, ma so che posso farcela, perché l’uomo all’interno si sente sicuro. Spalanco di colpo la porta… “Ma… e tu da dove salti fuo…” Non riesce a finire la frase, perché con un calcio lo colpisco all’addome… Un secondo colpo gli atterra sul viso… A quel punto… “Fermi tutti” grida qualcuno…Mi volto sollevata e ancora ansante per la lotta; una macchia scura si scaraventa sul malcapitato, ma… è Len…il mio Len…, che  sta azzannando il braccio dell’uomo e ringhia feroce… E sulla porta ci sono… Anna, mia sorella e … papà e …gli amici di Anna… Come sono felice di vederli… “Fermi tutti” grida qualcun altro…”polizia!”. E’ proprio finita, penso con grande sollievo!

Sono le 22.00. In piazza a Varallo sta finalmente per iniziare il mitico concerto dei Kappa… Sul palco, vicino ai componenti del gruppo, ci siamo io, Anna, Jacopo e Lorenzo… Raf, il cantante del complesso, prende il microfono, mi guarda e… MI DEDICA la canzone d’apertura… NOOO non posso crederci! Tra le mani stringo la foto che mi ritrae insieme a loro, dove ciascuno mi ha scritto una frase dolcissima… i miei occhi sono pieni di lacrime di felicità…
Cerco con lo sguardo papà, che è dietro il palco; i riflettori mi abbagliano, non riesco a vederlo, ma… scommetto che mi sta facendo l’occhiolino…
 

 
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