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Valentina Brancaglion, 2007 Stampa E-mail

 

Premio Sacro Monte

 

Lucy, la ragazza che viveva nel bosco

 

Mi chiamo Lucy, sono un’adolescente di diciassette anni e vivo con mio fratello Kevin e con il saggio nonno Antony di ottantadue anni. Sono una ragazza come le altre, a cui piace ascoltare la musica e non piace andare a scuola, nonostante i risultati eccellenti. Il sabato sera, al contrario delle mie coetanee che vanno in discoteca o nei pub, preferisco stare a casa e noleggiare un DVD, oppure sentire le numerose magiche storie del nonno.
Anche stasera, 25 ottobre, io e il nonno ci ritroviamo in salotto, davanti al caldo caminetto acceso; intorno c’è un grande silenzio, interrotto solo dallo scoppiettio della legna che brucia sotto i nostri occhi. Il pendolo manda undici lamentosi rintocchi. A un tratto il nonno si scuote: sembra accorgersi solo allora della mia presenza e mi chiede: “Lucy, come mai sei qui? Non riesci a prendere sonno?” Dopo un lungo sbadiglio, annuisco. Continua: “Neanch’io. Sai, piccola mia, pensavo alla nonna…”. Mi alzo dalla poltrona in cui mi ero rannicchiata e mi accovaccio ai suoi piedi, appoggiando il capo sulle sue ginocchia, in attesa… Per una sorta di complicità tra noi, so che adesso inizierà a raccontarmi una delle sue storie meravigliose… "Quando aveva la tua età, mentre era nel bosco a fare la quotidiana passeggiata – sai, allora abitava con la sua famiglia in un piccolo villaggio tra i monti – trovò un fiore bellissimo: una margherita dai petali verdi, dalle foglie e dallo stelo rossi. Incuriosita, prese dalla tasca del suo grembiule il coltello, che portava sempre con sé per raccogliere le erbe commestibili, e con molta delicatezza scavò intorno al fiore, estraendo anche le radici. Staccò da una quercia una grande foglia e vi avvolse quel prezioso tesoro. Una volta a casa, piantò il fiore in un angolo dell’orto del padre e poi andò a fare un pisolino. Quando si svegliò, si sentì strana e si accorse subito che qualcosa in lei era cambiato. Spesso, sai, mi raccontò questo fatto, ma non volle mai dirmi che cosa le fosse successo…”
Il nonno si interrompe e sprofonda nei suoi pensieri; ora non si accorge più della mia presenza.
Mi alzo e vado a letto; chiudo gli occhi e stringo forte il cuscino; cullata da sogni meravigliosi, mi addormento serena.
Il giorno dopo non c’è scuola, a causa di uno sciopero; un tiepido sole illumina Ponzone, ancora avvolto da una nebbiolina tipicamente autunnale. Decido di uscire, piano piano, per non svegliare né Kevin né il nonno. L’aria è frizzante; mi stringo nel giubbotto, mentre i miei passi si dirigono verso i boschi, che si stendono appena fuori paese. Con me ho un grembiule, una cazzuola e un coltello; non so perché ho preso con me queste cose, forse perché spero di trovare una margherita verde con foglie e stelo rossi? Sorrido; che stupida! Eppure cammino lenta tra gli alberi e tra le foglie secche scruto attentamente il terreno. Incantata dai colori e dai profumi che il bosco mi regala, mi siedo su una bella pietra piatta, che sporge dal suolo. Sono stanca. Mi guardo ancora intorno e mi convinco che  in Valsessera quel fiore non esiste. Non posso fare a meno di essere delusa, anche se di nuovo mentalmente mi do della sciocca. Ho freddo. Mi alzo e mi dirigo verso il ruscello: costeggiandolo in pochi minuti sarò a casa. Ma ecco che sulla riva noto qualcosa di strano tra i sassi; mi avvicino: è una campanella… una campanella a novembre?... sì, è proprio una campanella, con il gambo rosso e i petali verdi! Aiutandomi con la cazzuola, affondo il coltello nelle radici e colgo il fiore, proprio come aveva fatto la nonna tanti anni prima, tanto lontano da lì…
Avvolgo il tutto nel grembiule. Sto per avviarmi verso casa, quando sento sussurrare il mio nome.
“Lucy…Lucy…” Mi guardo intorno, ma non c’è nessuno. “Lucy…Lucy… sono qui, proprio qui sotto!” Guardo per terra e vedo solo un lungo verme marrone, che sbuca dal terreno. Ah, accidenti alla mia immaginazione! Riprendo il cammino, ma a una curva del sentiero sento di nuovo: “Lucy…Lucy…” Questa volta non posso sbagliarmi: qualcuno mi chiama e il richiamo proviene da un alto albero. Alzo gli occhi verso la cima e vedo un bellissimo scoiattolo rossiccio, che scende agilmente dai rami e si dirige verso di me, fermandosi poco dopo proprio sopra i miei piedi. Mi chino, lo prendo tra le braccia, lo accarezzo dolcemente e l’animaletto mi dice: “Tu sei Lucy, vero?” Non so se sono più stupita dal fatto che parli o dalle sue parole. “Sì, sono io, perché?” “Perché ho sentito tanto parlare di te da tutti gli animali piccoli e grandi del bosco, e finalmente ti conosco anch’io!” Comincio a sentirmi soffocata da troppe emozioni; gli dico che devo tornare a casa e lui mi accompagna. Dalla soglia del bosco vedo Kevin che sta giocando in cortile. Forse indovinando le mie intenzioni lo scoiattolo mi avverte: “Bada che se un maschio mi vede, l’effetto del fiore svanisce…” Io non l’ascolto già più e di corsa raggiungo mio fratello: “Kevin, Kevin…Vieni subito qui, devo farti vedere una cosa! Nel bosco ho trovato questo bellissimo scoiattolo e la cosa più strana è che parla!” Kevin mi guarda incuriosito: “Dai, sorellina! Fammi vedere, fammi vedere…” Apro il grembiule, dove lo scoiattolo nel frattempo si è nascosto. “Forza, Kevin! Parlagli…” Kevin  prova a dirgli di tutto, ma l’animaletto impaurito si raggomitola su se stesso. Ricordando le sue ultime parole, guardo dentro il grembiule, ma il fiore non c’è più; sono rimaste solo le foglie, in cui avevo avvolto le radici. Kevin torna a giocare; io guardo lo scoiattolo; pentita di non averlo ascoltato;  gli dico di tornare nel bosco.
La sera, spossata da tante emozioni e senza raccontare nulla al nonno, vado a letto presto, pensando a ciò che sarebbe successo se non mi fossi fatta vedere da Kevin: forse sarei potuta diventare la “donna della giungla” e avrebbero perfino scritto una storia su di me: “Lucy, la ragazza che viveva nel bosco”…
Che fantasia! Mi copro e mi addormento, stringendo il cuscino.

 

 
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