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Alda Madeo, credere nell'individuo Stampa E-mail

... e rispettare i propri sogni

Alda Madeo nacque a Torino il 31 agosto 1922 da Jolanda e Natale; i genitori, di origine calabrese, si erano trasferiti a Torino pochi anni prima, e lavoravano come artigiani, lei sarta e lui falegname. Fin da giovanissima rivelò grande passione per la lettura e acuto spirito di osservazione, e fu una studentessa molto brava e promettente.

Ma negli anni ‘30 i costi per l’istruzione dopo i 12 anni, non obbligatoria, erano proibitivi per una famiglia di artigiani. Pensate che allora lo stipendio mensile di un impiegato si aggirava sulle 270 Lire, mentre un corso di studi completo, ad esempio ginnasio e liceo classico fino al diploma finale, costava, secondo dati riferiti al 1935, ben 3.700 Lire! Ma anche diplomarsi geometri o ragionieri sarebbe costato 2.136 Lire. Un più breve corso di scuole tecnico-commerciali fu perciò una scelta obbligata.

Alda iniziò presto a lavorare ma non perse il gusto della lettura, la curiosità e l’interesse per la variegata cerchia di persone che vivevano a Torino in quegli anni; visse l’esperienza della guerra e dello sfollamento dalla città, e poi negli anni ’50 fu impiegata alla casa editrice Einaudi, su cui gravitavano quelli che oggi sono i grandi scrittori del ‘900 italiano.

Con gli anni sessanta una svolta importante nella sua vita: lascia l’ambiente cittadino per trasferirsi con il marito Angelo Varvello a Trivero. Nuove abitudini, nuove usanze, una nuova cerchia di conoscenze e nuovi modi di comunicare.

Gli anni successivi furono dedicati a crescere ed educare noi figli che, nati a diversi anni di distanza, l’abbiamo tenuta impegnata piuttosto a lungo: con noi si interessò a tante materie e frequentò i nostri insegnanti per tanti anni, e in indirizzi diversi, dalla filosofia alle lingue alla storia dell’arte.

Ma la sua cultura non era un gingillo da salotto: il suo impegno la portò negli organi collegiali allora agli esordi nella scuola, nelle biblioteche, nella politica, e sempre entusiasta delle novità collaborò con la radio privata La Gigonda di Ponzone, nei mitici anni delle prime “radio libere”.

Analogamente, al diffondersi di Internet avrebbe collaborato con una rivista telematica di nome Libera Agorà.

Per molti anni fu una firma molto seguita del Corriere Valsesiano, dove pubblicava brillanti recensioni letterarie e articoli di costume. Aveva pubblicato a lungo dei racconti sul periodico nazionale Junior Dental, e anche un romanzo storico a puntate, frutto di accurate ricerche e di memorie raccolte ugualmente dal Nord e dal Sud che tanto amava.

Ci ha lasciati il 29 dicembre 1999 e subito ci siamo resi conto di quanto la vita della nostra mamma fosse andata ben oltre le quattro mura di casa dove sempre la trovavamo.

Nella sua vita aveva affrontato tanti ambienti diversi e nel fluire della storia con intelligenza era rimasta sempre se stessa, esortandoci a ragionare ognuno con la propria testa, a non accomodarsi pigramente nella scia delle usanze e delle abitudini, ma sempre esaminare, riflettere, per trovare poi da sé il valore autentico delle regole comuni necessarie al vivere civile.

Grande anticonformista, non credeva nel destino tracciato dall’appartenenza a una classe sociale o al genere femminile o a un territorio o a un’ideologia, ma credeva nell’individuo che ogni giorno, senza paura della solitudine, sceglie il proprio ruolo e, una volta compiuto il proprio dovere, soprattutto non si lascia frenare dalle difficoltà e dai pregiudizi altrui.

Il suo rimpianto di non aver potuto studiare da ragazza per andare a lavorare ancora di più l’ha spronata a dimostrare il proprio valore.

Avrete quindi ormai capito perché questo premio alla sua memoria lo abbiamo riservato alle ragazze degli istituti tecnici, le ragazze che tra breve inizieranno a lavorare e dare il proprio contributo in famiglia: un incoraggiamento a mettersi alla prova anche fuori dai binari della necessità, a interrogare la propria fantasia e rispettare i propri sogni.                                          

Alberta Varvello

 
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