Ricordano Ava cosi'...

 

Donatella Ratto, giornalista

e conduttrice televisiva

Nel ricordo di Ava

Ho avuto il grande privilegio di incontrare, in un giorno della mia vita, la signora Ava.
E' stato tanto tempo fa, sul finire degli anni settanta. Un incontro di cui ancora oggi serbo un ricordo
tenero e indelebile.
Tutto avvenne negli studi della mitica radio La Gigonda di Ponzone Biellese, presso la quale avevo da poco iniziato a collaborare nella conduzione delle lunghe dirette del mattino. Per la precisione non fu un incontro vero e proprio tra due persone, con sorrisi di circostanza e strette di mano, ma piuttosto un incontro tra due voci: la mia, modulata e ovattata da un fantastico Sennheiser e quella di Ava, o meglio quella del suo “Il Refuso”.
Si trattava di una rubrica dove Alda Madeo Varvello, con lo pseudonimo di Ava, proponeva settimanalmente le sue personalissime e brillanti recensioni di libri appena usciti.
Sarebbe diventato il momento della conduzione che più avrei atteso di presentare. Arguta, capace di
trasmettere il desiderio di approfondimento degli argomenti di cui stava parlando, credo davvero che Ava sia stata in grado di stimolare il piacere di leggere in migliaia di ascoltatori. Anch'io attendevo con ansia il suo “Refuso”, poiché sapevo di saper contare su saggi consigli anche nella scelta delle mie personali letture.
Passarono gli anni e noi, che poi ci eravamo nel frattempo incontrate di persona, ci perdemmo, come si dice, di vista. Il destino volle però che ancora una volta, e per l'ultima, fossero le nostre voci soltanto a incontrarsi. Fu nel corso di una lunghissima telefonata avvenuta in un freddo pomeriggio d'autunno. Era il 1999: stava per finire un grande secolo e io chiamai Ava per chiederle di aiutarmi a curare una puntata di “Primo Piano” su TMR proprio su questo tema.
L'avremmo titolata “Il nostro Novecento” e Ava sarebbe stata uno degli illustri ospiti in studio. Ne fu entusiasta dimostrando da subito grande interesse per il progetto. Eravamo assolutamente certe del successo dell'iniziativa. Ma non ve ne fu il tempo. La signora Ava se ne andò prima che il secolo finisse e “Il nostro Novecento” restò per sempre un sogno nel cassetto.
Nel mio ricordo, nella mia memoria rimane però la sua voce, con dentro tutto il temperamento di donna forte ma anche dolce e gentile quale era: una donna di un altro tempo.

 

Maria Teresa Ubertalli, giornalista e... mamma

Sono fra quelli che ricordano «Ava» per i suoi scritti.
Che meraviglia le sue recensioni!
Avevo vent'anni e, in tutta onestà, non leggevo molto il Corriere Valsesiano, ma la sua terza pagina faceva eccezione. Veniva voglia di leggerli subito, i libri di cui parlava, e già li si amava.
Quanto sovente mi sono chiesta: chi sarà mai questa «Ava»? Chi si cela dietro questo pseudonimo, o sarà il vero nome?
La invidiavo per come scriveva.
E noi ragazze, adolescenti degli anni '80, scrivevamo.
Il diario, soprattutto, consuetudine irrinunciabile e di vitale importanza. Da ragazzine, avevamo inventato un alfabeto segreto per scrivere e comunicare fra di noi.
Più grandi, una di noi tre, gruppo di amiche affiatate anche se molto diverse, aveva ideato un bel progetto: tenere un quaderno-diario da condividere. Giaceva a tempi alterni presso una di noi. Raccoglieva lettere indirizzate alle altre ma non solo: i pensieri che liberamente gli si voleva affidare, affinché le amiche potessero meglio comprenderti, oppure le citazioni raccolte dai libri letti (io ero e sono patita per le citazioni, che raccoglievo in quaderni o diari), disegni, appunti, anche scolastici, e poesie. Era un modo per dilatare il tempo condiviso e conoscerci, parlarci anche quando non eravamo insieme. E poi tanti pen friends.
Le nuove amicizie germogliate durante le superiori sono sbocciate veramente solo dopo la maturità, quando alcuni legami sono continuati solo via posta.
Non so se chi ha diciotto/vent'anni oggi scriva oppure no. Forse lo scrivere è considerato poco produttivo. Forse ci si scambia solo ed esclusivamente SMS. Mi riesce difficile crederci ma potrebbe anche essere così.

Aldo Castellano, direttore di Libera Agorà

Ci ha sempre accompagnato il suo entusiasmo e la sua voglia di dire, sempre velati da una ironia sottile e mai cattiva; ci ha stimolato la sua sete di conoscenza e la capacità di cogliere l’essenziale nelle notizie che riferiva. Sicuramente ci mancherà.

Clarissa Trivero, mamma e lavoratrice

Che emozione rileggere le sue parole, rivedere il suo sorriso, riprovare quella sensazione di autentica leggerezza che solo le persone profondamente sensibili e intelligenti riescono a suscitare.
Mi considero estremamente fortunata poiché un giorno, tanti anni fa, ho potuto sedere di fronte a questa donna straordinaria, perdendomi nelle sue parole, nei suoi racconti, nel suo garbato umorismo.
Grazie ad Aldamaria, Alberta e Attilio per aver reso possibile questo tuffo nei ricordi.
In bocca al lupo per il Premio e per questa nuova avventura on line.